Sette anni di Milano

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Milano non mi manca. Adesso vivo nella città (italiana) dei mie sogni, quella dove per ben due volte ho scelto con il cuore di vivere.

A Milano mi ero trasferita nel 2008, ma avevo scelto di trasferirmi lì con il cervello, e le scelte fatte con il cervello, per quanto uno possa essere convinto nel momento in cui le prende, finiscono poi per puzzare.

Nel caso di Milano, la puzza era di smog, di traffico, di passi veloci a tutte le ore del giorno e della notte, di assembramenti su ogni maledetto mezzo pubblico. E poi sì, c’era quell’odore di escrementi che saliva dalle strade in alcuni mesi dell’anno, quello che ti faceva controllare di continuo che non avessi pestato qualcosa di molto brutto.
Mi sono sempre chiesta come mai a Milano affluiscano tanti 20150314_124214turisti e, in effetti, di risposte me ne sono date tante: capitale della moda, del design, dei navigli con la loro fiumana di persone e di baretti, città dagli aeroporti facilmente raggiungibili da ovunque persino con le più sfigate delle low cost, e i negozi, i grattacieli, gli eventi. Chiaro che un turista se la gode, io stessa se fossi straniera avrei tanta voglia di conoscerla. Ma viverci è un’altra cosa. Milano non è Italia; o meglio, è una parte dell’Italia che puoi trovare solo lì, un mondo a parte. Ecco sì, Milano è un mondo a parte e non è un mondo per tutti (per lo meno non lo è per chi è sensibile allo stress).

Ti dà tanto ma allo stesso tempo ti toglie, ti risucchia, ti spreme, ti conta il tempo a disposizione con una velocità inafferrabile; e a ricordarti che sei perennemente in ritardo ci pensano gli innumerevoli orologi posti in alto, all’angolo di ogni strada.

Ti spreme, si diceva; e in effetti, a Milano, ti sembra sempre di vivere oltre le tue reali possibilità fisiche. Milano ti stanca. Anche solo una semplice passeggiata in centro è in grado di farti rientrare a casa con la pressione sotto i piedi.

Dove vivo adesso non ci sono orologi e la gente per strada non corre, si gode il bellissimo centro medievale sorridendo e salutando chi incontra.

Schermata 2016-04-28 alle 13.00.18E poi Milano ti riempie gli occhi di palazzoni che sembrano spuntare dal nulla come funghi, e non solo in periferia. Sarà che per 4 anni ho vissuto a casa di cristo ma ero davvero stufa di tutto quel cemento sviluppatosi in altezza, della totale mancanza di armonia tra gli edifici, dei pugni negli occhi quando vedevi un palazzo bello accanto a un obbrobrio architettonico. Milano è tutta così.

Devo ringraziarla, Milano, eh, per avermi insegnato tante e tante cose delle quali avrei volentieri fatto a meno: innanzitutto, mi ha fatto scoprire cos’è l’ansia (legata principalmente allo stato d’animo delle ore lavorative cosa che, però, non credo sia una prerogativa milanese), cosa significa non sentirsi adeguati e dover sempre inseguire obiettivi, aspettative. Ot-ti-miz-za-re-il-tem-po e il-tem-po-è-de-na-ro.

Ci sarà un motivo se tanti scappano da un posto così, no?

La ringrazio per avermi fatto ammalare di gastrite, mal di pancia, e di avermi fatto insorgere infinite intolleranze; proprio a me, che un tempo digerivo persino le pietre. E di avermi fatto entrare nel loop del biologico, delle cure naturali e delle erboristerie.

La ringrazio perché lì ho capito che alla fine sei solo nel perseguire i tuoi interessi; se non agisci tu per te stesso, non lo farà mai nessun altro al posto tuo (sempre lavorativamente parlando).

Schermata 2016-04-28 alle 13.01.43La ringrazio anche per la gente incazzata già alle 8 del mattino, per i ritardi dei mezzi e la lentezza dei tram, per il costo assurdo delle corse in taxi, per la gente quasi mai cordiale che negli uffici e agli sportelli con il pubblico ti risponde a monosillabi e sembra sempre che tu la stia disturbando con la tua presenza.

E la ringrazio perché, con la sua fama di città grandiosa in cui tutto è possibile, alla fine ti delude e ti insegna che se non hai le conoscenze giuste, se non ci sai fare, se non hai la faccia come il culo (e se non hai un po’ di culo) di possibile non c’è tanto. E chi sta meglio alla fine lavora peggio e paga poco (sempre di lavoro si parla).

E mi ha insegnato cos’è la solitudine e quanto sia difficile fidarsi delle persone, specie di quelle con cui passi più tempo nell’arco della giornata.

Ci ho vissuto 7 anni, a Milano, ma non mi manca per niente.

20150511_191226Però, ecco, sento di ringraziarla anche per altri motivi. Per le luci eleganti di Piazza Cordusio di sera, ad esempio; o per il Duomo che splende sempre di luce propria. Per l’allegria dei Navigli e per le birre sottocosto delle Colonne, uno dei pochi posti di quella città dove io mi sia sentita a casa. Per i murales che sorgono ovunque, per i colori di San Maurizio al Monastero Maggiore, da poco restaurata. E per il verde a sorpresa di oasi di pace e normalità come il Parco Forlanini e il Parco delle Cave. E per tutti gli angoli insoliti e pieni di poesia, che nella frenesia di una città così non ti aspetteresti mai e che ti fanno venire voglia e curiosità di continuare a esplorarla. E per le mostre bellissime, i concerti fighissimi che solo lì puoi ascoltare. E per i tre aeroporti che mi hanno permesso di girare in lungo e in largo molto facilmente. Per l’unità che si respirava in piazza quando alcuni anni fa è stato eletto sindaco Pisapia. Per la vasta scelta che hai sempre, perché volendo, nell’arco di una vita, potresti non trovarti mai due volte nello stesso locale. E perché, nonostante sia una città figa, alla fine ci si possa campare anche se fighetti non si è, basta solo adattare il proprio budget. Milano dà posto a tutti, poi sta al singolo saperci vivere, ambientarsi e ritagliarsi una propria dimensione.

20141116_164353Ma, soprattutto, la ringrazio per avermi dimostrato che è possibile avere una seconda famiglia. Perché non provo nostalgia per Milano, ma gli amici che ho lasciato lì mi mancano da morire. Se avessi potuto, li avrei traslocati qui nella mia nuova vita assieme alle mie cose.

Sono le persone con cui ho condiviso risate, cene, viaggi, rabbia, aneddoti ed esperienze negli ultimi 4 anni. Gli amici che ho incontrato all’alba dei trent’anni ma è come se fossimo cresciuti insieme. E spero di portarmeli dappresso per sempre. Che in tutto questo tempo mi hanno sempre aperto la porta della loro casa, che mi hanno ascoltato e consigliato, che si sono fatti sentire anche solo per chiedermi semplicemente come stessi, che hanno trascorso ore e ore con me quando avevano bisogno di confidarsi o anche solo di sbevazzare allegramente fino a tardi. Forse il mio è un caso più unico che raro in una città che notoriamente non facilita i rapporti neanche tra chi ci vive da sempre; eppure io, che sono stata milanese solo per pochi anni, ce l’ho fatta. Ho trovato una mia dimensione e l’ho riempita di persone belle. E, per me, Milano ha cominciato ad avere un senso quando le ho conosciute. Adesso che sono via l’ho capito perfettamente. Il significato che la mia esperienza milanese ha avuto è proprio questo: l’affetto degli amici cari che ho trovato, i rapporti che ho creato, le cose belle che mi hanno detto quando sono andata via da lì, e le risate, le cene, i viaggi.

E, per tutto questo, dico grazie veramente.