Viaggiare con la mente

Non dovremmo mai smettere di viaggiare. Bisognerebbe avere agende e calendari sempre pieni di appunti come: “stampare carta d’imbarco”, “aeroporto ore XY”, ecc.

E invece io, per esigenze di portafoglio, in questo periodo non sto viaggiando. Mi scoccia tanto dover limitare una passione per me così spirituale per un’esigenza così materiale. Ed è vero che per viaggiare non occorre spendere migliaia di euro; però un minimo bisogna sempre cacciarlo fuori. Non vado all’estero da quasi un anno, ormai. E non capitava da tanto. Fortuna che almeno le trasferte italiane (benedette!!!) non mi mancano.

Negli ultimi anni i weekend e ponti all’estero hanno rappresentato per me un obiettivo da raggiungere, la luce in fondo al tunnel della monotonia e della quotidianità, un premio meritato dopo settimane di stress e fatiche. Per non parlare del fatto che viaggiare è la cosa in assoluto che più mi fa sentire viva.

Detto ciò, in questo periodo di astinenza non sto chiusa in casa a deprimermi guardando 24 ore su 24 gli album di fotografie scattati a Istanbul, Berlino o Amsterdam (cioè, lo faccio solo ogni tanto). Mi ritengo fortunata per essere riuscita a viaggiare molto spesso, negli ultimi anni. E sfrutto parte del taaaanto tempo che ho a disposizione per pianificare le prossime mete.

Vorrei vedere tutto il mondo, non so se ce la farò mai. Per fortuna ho una testa pensante, che ha scelto di viaggiare costantemente balzando, nell’arco di pochi minuti, dai colori di Valparaiso ai fiordi della Norvegia; dalle cime silenziose del Tibet ai laghi immersi nel verde del Canada. E ho un account Instagram iperattivo, che mi regala delle piccole anteprime dei posti che ancora non conosco.

La verità è che spesso mi rendo conto di essere più affezionata ai luoghi che devo ancora visitare che non a quelli già visti. E che viaggiare non mi basta mai. Questo perché mi punzecchia con stimoli continui, mi accende tutte le curiosità, risveglia il vecchio spirito libero un po’ assopito che ho dentro. In poche parole: mi dà aria.

E’ una delle poche cose per le quali valga davvero risparmiare e spendere soldi; e allo stesso tempo credo sia la cosa, oltre ai rapporti umani, più in grado di arricchire un individuo.

Non bisognerebbe fermarsi mai perché il viaggio è vita, è crescita, è formazione. Per me riveste l’importanza di un momento sacro. Anche quando lo si legge tra le pagine di un libro come di un blog, o quando lo si ascolta nel racconto di qualcuno. Le esperienze degli altri, infatti, sono fondamentali per scoprire luoghi che non avremmo mai pensato che potessero essere così interessanti da esplorare. Non smettete di porre domande a chi è appena rientrato da un viaggio, chiedetegli delle tappe che ha fatto, perché le ha fatte, com’è la gente del luogo, cos’ha assaggiato, cosa lo ha colpito di quel paese. Anche questo è un modo per costruirsi il proprio “bagaglio del viaggiatore”.

Può capitare, a volte, che tutto questo sia impossibile; che non si abbia voglia di leggere, che non si conosca nessuno che di recente ha viaggiato o che non si possano prendere aerei. E allora l’importante, per lo meno, è lasciar partire la testa, spedire la mente verso mete lontane e metterla in moto a programmare viaggi di continuo. Lasciarsi ispirare, cedere a qualsiasi curiosità su tradizioni, città, colori e popoli che non conosciamo. Dobbiamo leggere, guardare, ascoltare, chiedere, parlare, raccontare. E dobbiamo farlo con cura e costanza. Altrimenti corriamo il rischio di diventare aridi.