Friuli Venezia Giulia: tutto quello che ignoravo

Per 31 anni, del Friuli Venezia Giulia ho ignorato quasi tutto. Quando ne sentivo parlare, la immaginavo come una regione a casa di cristo. Trieste era una piccola Vienna afflitta dalla bora in inverno nonché una delle due metà della storica accoppiata “Trento e Trieste”. Oltre a essere la sede di un corso di laurea per interpreti e traduttori che mi stuzzicava durante gli anni del liceo, prima di scoprire che i laureati che uscivano da li ogni anno si contavano sulle dita della mano.

Che altro? Avevo sentito parlare della Barcolana, di uno dei porti principali del nostro paese e del Primorski Dnevnik, un quotidiano redatto in una lingua impronunciabile. 

Ignoravo tutto, insomma.

Scattati i 31 anni (anzi per la precisione un paio di mesi prima che scattassero), ho fatto un incontro molto fortunato che, tra le migliaia di cose belle che mi ha portato, mi ha anche permesso di visitare il Friuli Venezia Giulia molto spesso. E finalmente ho scoperto tante cose che ignoravo. 

Ad esempio, ignoravo che si tratta di una delle regioni italiane più ricche di varietà. Tra mare, montagna, boschi, città pittoresche e percorsi storico-culturali chilometrici, chi viene qui in visita verrà condotto, giorno per giorno, in un viaggio all’insegna della diversità, lungo un itinerario che conduce in luoghi totalmente differenti gli uni dagli altri.

Peccato però che di turisti italiani da queste parti se ne vedano pochi; come spesso accade, infatti, gli stranieri conoscono le nostre bellezze molto meglio di noi e se le godono alla facciazza nostra.

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20160601_171959Ignoravo che si tratta di uno dei posti più verdi che abbia mai esplorato. E questa è una cosa che mi affascina tutte le volte che ci torno. Distese sconfinate di natura e terra fertile,  che fanno sembrare le case e i paesini simili a piccole isole in mezzo al mare. Spazi immensi dove ognuno ha la sua porzione (generosa) di silenzio e quiete, perché l’alta densità demografica qui è un concetto sconosciuto. Chilometri di vigne, file e file di cipressi, campi di mais che regalano al Friuli Venezia Giulia il profumo della primavera anche quando è inverno.

E poi, quando è primavera davvero, assieme a questo verde acceso spicca anche il rosso ruggine della terra del Carso che si spinge fino in Istria, e forse anche più giù. 

E dopo il verde e il rosso, ignoravo anche quanto ci fosse di azzurro: quanto sia limpido il mare di Trieste e di tutta la costa nei dintorni; e quanto sia immenso il cielo in tutta la regione, di un colore pieno e dalle mille sfumature, un cielo che anche quando è coperto ti avvolge da ogni parte, e le nuvole e i gabbiani ci disegnano sopra delle fantasie inafferrabili non tanto diverse da quelle che ritrovo sempre nel cielo della Sicilia. 

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Ignoravo quanto ogni chilometro del Friuli Venezia Giulia fosse impregnato di storia. Una storia densa di ferite, fratture, invasioni che hanno lasciato in eredità un patrimonio che non si può neanche tentare di riassumere. Bisogna solo salire su un’auto, partire e andare, con la tranquilla consapevolezza che, qualunque direzione si prenda, ci sarà sicuramente un sacrario, un monumento ai caduti, una trincea o un sentiero della Grande Guerra da esplorare. Per non parlare di piccole e grandi perle come Trieste, Udine, Palmanova e Cividale (e tante altre che devo ancora visitare).

Ignoravo il fascino che hanno le terre di frontiera, quel sapore di Balcani che si insinua a ogni passo, quell’essere al centro di tanto e vicino a tutto. Quell’incontro frequente con gente proveniente da paesi diversi, quel passaggio veloce oltreconfine dove bastano un paio di metri per vedere cartelli scritti in un’altra lingua e per entrare in un’altra cultura. Quella personalità fortemente mitteleuropea evidente soprattutto nell’architettura. Quella perenne sensazione di trovarsi sempre all’estero che per una come me è una manna. 

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Ignoravo cosa significasse sentir parlare il dialetto in famiglia, con gli amici e nei discorsi di ogni giorno e la ricchezza che questo conferisce a una identità già forte di suo nonostante i tanti influssi stranieri che la raggiungono. 

Ignoravo che in Friuli Venezia Giulia chiunque ha una storia familiare un po’ travagliata da raccontare, una storia in cui ci sono quasi sempre un nonno o un papà che hanno fatto la guerra e un amico o un parente emigrati lontano. Una storia in cui, spesso, la generazione precedente ha origini, provenienza e lingua diverse dalla generazione seguente. 

Non sapevo nulla, insomma, di questo Nordest ai confini di tutto, di questa terra dove, a volte, non sembra neanche di essere in Italia. E questo anche perché, probabilmente, la storia che si è combattuta da queste parti è molto diversa da quella combattuta altrove. Con conseguenze quasi mai facili in termini di convivenza, identità, accettazione, crescita.

Ribadisco il consiglio: salite in auto e partite alla scoperta di questa Italia di frontiera, assaporatene la bellezza (non solo quella naturale), esploratene la diversità. Vi sentirete indubbiamente più ricchi, dopo. Ve lo garantisco.