Il mare chiama

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Il mare è negli occhi di tutti quelli che gli sono nati vicino. Tutti quelli che lo hanno sempre respirato, che identificano con lui la propria casa. Tutti quelli che non possono stargli lontano.

E poi ci sono quelli come me, quelli che a un certo punto hanno deciso di andarsene e il legame con il mare lo hanno avvertito solo una volta che si sono trovati a centinaia di chilometri di distanza. Solo quando, aprendo le finestre, davanti agli occhi non si sono trovati più una distesa di blu profondo, che rendeva impossibile stabilire dove finisse il mare e iniziasse il cielo, ma un tappeto di tetti e palazzi alti. E allora hanno capito quanto fosse grande la nostalgia, quanto avessero bisogno di ritrovarlo, quanto stessero bene solo nei rari momenti in cui potevano vederlo e respirarlo a pieni polmoni. E interrogarlo.

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Perché sì, ogni tanto vale la pena di farle quattro chiacchiere con il mare. Che sia calmo e trasparente, come ad agosto, o che sia solitario e schiumoso, come in gennaio. Se stai ad ascoltarlo, una risposta il mare te la dà sempre.

Quando lo guardi, il mare è una potenza che ti assorbe completamente, ti svuota la testa, ti strega e ti ipnotizza. Fa di te ciò che vuole. Passano i minuti, le ore, e tu resti sempre lì, come un sacco vuoto al suo cospetto.

Per i siciliani, il mare è l’elemento principe, ne conservano l’immagine dentro a ogni cellula. La maggior parte di quelli che nascono e crescono in Sicilia non riescono a concepire una vita senza il mare a due passi. E fanno bene.

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Il mare rigenera, non c’è niente da fare. Nulla è in grado di farti sentire meglio. E, nel mio caso, nulla è in grado di farmi sentire più a casa.

E la lontananza crea un bisogno spesso impellente, il bisogno di qualcosa di cui non ti rendevi minimamente conto finché stavi lì e avresti potuto averlo ogni giorno. Come tutte le cose che diamo dannatamente per scontato e che quindi poi finiamo per perdere.

Un bisogno che avverti negli occhi, nei polmoni, nella gola. E quando finalmente ti ritrovi davanti al tuo elemento non puoi non confidargli tutti i tuoi pensieri. E lui, da amabile interlocutore quale è sempre, li raccoglie, li mescola, li fracassa contro le rocce e te li restituisce prosciugati e abbandonati a riva.

Nel mare gettiamo sentimenti e stati d’animo: tra le sue onde si nascondono le nostre gioie, le paure, le rabbie; ci sono i ricordi, c’è la voglia di vivere, c’è la dolcezza e persino l’amarezza; ci sono le risate, ci sono le lacrime, ci sono segreti e pensieri oscuri. Ci sono le speranze e i sogni. C’è la fine e c’è l’inizio.

Ma soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, c’è la forza del richiamo, del ritorno, del ricongiungimento. E a questo richiamo cerco sempre di rispondere perché, sì, il mare è tanto, tantissimo, ma non è mai abbastanza.

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