Siviglia, tappa imperdibile di un tour in Andalusia

Regale, maestosa, elegante. Ma anche giovane, allegra e alla mano. Ho ritrovato tanto del sud, del mio sud, a Siviglia.

Le devo il mio primo impatto con l’Andalusia, l’inizio di una felice esplorazione e di una catena infinita di piacevoli scoperte.

È stato un primo impatto dal carattere fortemente familiare: è già capitato che qui sul blog raccontassi di quanto l’Andalusia mi abbia ricordato la Sicilia. E tutto è partito da Siviglia, con i suoi viali incorniciati da file di palme, le geometrie delle piazzette bianche dove ci si siede per una breve sosta, gli alberi di agrumi sparsi sui marciapiedi e la festa nel quartiere di Triana, con gli stand pieni di dolciumi e leccornie.

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Tanto del mio Sud ma anche tanto di esotico: Siviglia è stata anche il mio primo impatto con l’irresistibile stile arabeggiante che domina l’architettura dell’intera regione; e tra l’altro tutto torna, se pensate a quanto di quello stile ci sia anche in città sicule come Palermo. 

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E poi è stato un primo impatto anche all’insegna dell’incanto: non vedo in quale altro modo si possa descrivere il primo incontro con Plaza d’Espana, tanto bella da sembrare finta. Un paradiso color mattone di ponti, maioliche, fontane e canali navigabili. E l’incanto domina anche quando ci si ferma sul lungofiume e si osservano i colori del tramonto scendere sul ponte di Triana, sul Guadalquivir e sui palazzi che si affacciano sulle sue rive.

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Cosa mi è piaciuto di più della capitale andalusa? Difficile riassumere; semplicemente perché non riesco a stilare una classifica delle cose più belle da vedere. Siviglia va esplorata a piedi, perdendosi tra i vicoli più nascosti del Barrio della Cruz, scoprendo anche le chiese fuori dal centro (tanto sono una meglio dell’altra), giungendo fino alle colonne d’Ercole nell’Alameda, il cuore della cultura più underground e alternativa della città. 

Se del mio on the road andaluso Siviglia è la tappa che più di tutte mi è rimasta nel cuore credo sia perché questa città sintetizza perfettamente alcune caratteristiche fondamentali tipiche delle altre città della regione: a Siviglia ritrovi i vicoli bianchi e colorati del centro di Cordoba, vicoli dove è sempre bello perdersi, svoltare l’angolo e ritrovarsi davanti un monumento, una chiesetta oppure un campanile e una torre che fanno capolino tra i palazzi. Ritrovi lo sfarzo degli interni delle basiliche di Granada, così come l’affascinante passato racchiuso tra i giardini, i portici e le mura del Real Alcazar.

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E poi ritrovi l’allegria delle serate spagnole piene di chiacchiere davanti a una cerveza o a un buon bicchiere di sangria, di passeggiate in famiglia in occasione di una festa o di una fiera di quartiere, di attimi in cui è sempre il momento giusto per appropriarsi della città, o anche solo di una panchina, e restare insieme fino a tardi. Fino all’ora in cui le strade si fanno più libere ed è un piacere scivolare tra le vie del centro, alzare lo sguardo e restare in ammirazione dell’immensa cattedrale e della sua Giralda che, sotto la luce dorata della sera, diventa ancora di più un punto di riferimento per chi teme di perdersi. 

Ecco, diciamo che se l’Ente del Turismo dell’Andalusia mi invitasse a trascorrere ancora qualche giorno nella capitale andalusa accetterei ben volentieri! 😉

Voi no? Che dite, provo a chiederglielo?