La Cirenaica, il quartiere della Resistenza e di Guccini

20161101_132240-01

Finora, la Cirenaica (quella bolognese) l’avevo quasi sempre osservata dal finestrino del bus, sulla strada verso casa. Ieri, invece, le ho dedicato una passeggiata. 

Per chi non lo sapesse, la Cirenaica è il quartiere incastonato tra Porta San Donato e via Massarenti, attraversato dalla ferrovia di San Vitale. Una Bologna non convenzionale, insomma, che rimane al di fuori dai percorsi tipicamente turistici. Peccato.

Peccato perché c’è tanta storia tra quelle vie. C’è tanta Bologna e tanto anche dei bolognesi. C’è la resistenza, ci sono la lotta e la ricostruzione, ci sono i ricordi e c’è anche la forza del cambiamento

20161101_132819-01Tra quelle vie si respira un fascino che nasce sia dalle differenze (i palazzoni edificati dalla Coop Risanamento, con tanto di targa, si affiancano alle villette dal tipico stile emiliano, quello con i mattoni rossi a vista, per intenderci) e sia dalle regolarità (le strade, tutte simili tra loro, compongono una scacchiera ordinata dove i palazzoni di cui sopra si ripetono puntualmente).

Nato negli anni della guerra italo-turca, il quartiere e le sue vie, inizialmente, legavano il loro nome alla conquista della Libia; solo dopo la seconda guerra mondiale il sindaco Dozza decise di intitolare le strade ad alcuni partigiani eroi della Resistenza. Ancora oggi rimane aggrappata al suo nome originale solo la via Libia, arteria principale che attraversa la Cirenaica in tutta la sua lunghezza.

E poi c’è lei, uno dei principali motivi del mio tour: la mitica via Paolo Fabbri. La via dove Francesco Guccini ha vissuto durante i suoi anni bolognesi; la via dove i negozianti, nell’anniversario del centenario del quartiere, hanno omaggiato il maestro riportando i versi della sua celebre Via Paolo Fabbri 43 sulle saracinesche dei loro negozi. La via delle tante serate passate a tirar tardi Da Vito, in compagnia di Dalla, Vecchioni, De Andrè. Oltre che di fiumi di rosso. In via Paolo Fabbri c’è la casa dove Lui (il mio è religioso rispetto, dato che i suoi brani accompagnano le mie orecchie da anni) aveva un posto da vecchio giullare che ammetteva di essere scarso in latino, e che quindi si sarebbe più facilmente diplomato in canti e in vino. Non a caso, chiusa la soglia, usava dare sfogo alla sua turpe voglia: ascoltare Bach.

20161101_133526-01

E ancora, in Cirenaica, c’è la voce persistente della memoria. La memoria di un quartiere operaio oggi orgogliosamente multietnico. La memoria di una città che si conferma ancora una volta una combattente dalla personalità forte, che non è mai caduta senza poi essersi rialzata.