Istria: una terra perfetta da visitare 12 mesi l’anno

img_7350

Da quando frequento il Friuli Venezia Giulia ho la fortuna di visitare spesso anche quella straordinaria lingua di terra racchiusa tra il mare e tre paesi che è l’Istria. Una penisola piena di meraviglie, uno di quei posti che, secondo me, incarna perfettamente lo spirito del viaggio on the road.

Un’altra mia fortuna è poter visitare pezzi di Istria in tutte le stagioni, con il sole o con la pioggia, assieme a fiumi di turisti o nella più completa solitudine. E, comunque vada e qualunque sia la situazione, è sempre un successo.

Non a caso, l’Istria è uno di quei posti che mi fa pensare a quanto siano affascinanti i luoghi di mare in inverno. Quando, passeggiando a riva, a Umago riesci a sentire contemporaneamente il profumo del mare e quello della pioggia. Quando le acque, nella piccola baia, rimangono calme e riflettono il colore grigio scuro del cielo, e una quiete straordinaria ti invade, dentro e fuori. E il paesino appare quasi abbandonato, trasandato, come fosse in letargo. E, sulla pietra chiara delle stradine del centro, il colore predominante è quello degli usci sbarrati. Girando per l’Istria, infatti, hai sempre l’impressione di trovarti in un luogo che rimane fermo, addormentato nei mesi più freddi, pronto a riprendere vita con la primavera inoltrata. 

img_1731img_1720

In estate, nelle città i colori cambiano e si risvegliano, le strade si ripopolano e il porto si rimette in movimento. In ogni angolo di Pirano e Rovigno spiccano i negozi di souvenir, le gelaterie e i cocktail bar. 

E il mare di cui parliamo è perennemente cristallino, trasparente, con sfumature che vanno dall’azzurro al blu scuro. Ed è un mare mai fermo, mai solitario: c’è sempre il movimento di qualche barca da osservare all’orizzonte o il volo di un gabbiano da seguire con lo sguardo.

img_2306

img_7388

Una delle tante Istrie che ho visto io, una di quelle che più amo ricordare, però, non è sul mare. È l’Istria interna, quella più selvaggia, quella raggiunta un po’ a caso, quella con le frazioni dai nomi assurdi. Quella parte di Istria dove le strade costeggiano campi chilometrici di vitigni, quella che giace fra distese infinite di verde. L’Istria delle gostilne semi nascoste ma sparse ovunque, con la porchetta girarrosto che fa da richiamo. L’Istria percorsa in auto alla ricerca delle proprie radici, attraversando sotto la pioggia paesini sperduti per raggiungere quella casa dove forse, ancora oggi, tutto è rimasto uguale.

Una strada statale quasi sempre in discesa, piena di cartelli gialli e deviazioni, percorsa fino alla collina di Motovun (Montona), paese arroccato a 270 metri sul livello del mare. Un piccolo labirinto fatto tutto di salite e discese che mi ha ricordato tanto la sicula Erice. A Motovun si tiene ogni anno un festival fighissimo, il Motovun Film Festival, dove sono capitata sempre un po’ a caso. La presenza delle migliaia di giovani partecipanti all’evento, provenienti da tutta Europa, però, non ha tolto nulla al fascino delle stradine bianche e strette del paesino. Piazzette, bar, punti ristoro disseminati qua e là e grigliate di cevapcici sono riusciti brillantemente ad accogliere tutti, compresi i visitatori che con il festival non avevano niente a che fare.

img_2263

Adesso potete capire perché il titolo del post: l’Istria è uno di quei luoghi dove fa sempre piacere andare, indipendentemente dal periodo dell’anno.

In futuro continuerò a girarla, e ovviamente sono curiosissima di sapere se anche a voi fa lo stesso effetto e quali sono le vostre tappe preferite. Si accettano consigli 😉