Christiania, dove vivono gli hippies dei giorni nostri

Ricordavo che a Christiania fosse vietato scattare fotografie. Con mia grande sorpresa (e gioia), riesumando l’album di foto fatte durante il viaggio a Copenaghen, invece, ho scoperto di essere riuscita a scattarne diverse. 

Per chi non lo sapesse, Christiania è una comunità fondata negli anni ’70 nella capitale danese da alcuni hippies europei all’interno di un quartiere militare abbandonato. Da allora, la comunità ha vissuto secondo leggi proprie, in un regime di totale autogestione, autodeterminazione e libertà. 

s6003533

In quest’ultimo periodo mi è capitato spesso di leggere qua e là itinerari e consigli rivolti a chi è in procinto di visitare Copenaghen; alcuni di questi, però, non inseriscono tra i must imperdibili il celebre quartiere hippie. La mia grande sorpresa si ripete anche in questo caso. Perché, quando ci andai io, ricordo che Christiania è stata, probabilmente assieme alla Sirenetta, una delle prime tappe che avevo inserito nel mio programma. Una di quelle cose impossibili da perdere. Vi spiego perché.

Ecco, Christiania è uno dei luoghi più assurdi che mi sia capitato di visitare. Uno di quelli sui quali hai poi fiumi di racconti e considerazioni da fare, uno di quelli che lasciano aperte decine di interrogativi, indipendentemente da come la pensi. Uno di quei posti in cui non puoi fare a meno di calarti con l’immaginazione e di chiederti se tu saresti mai in grado di compiere una tale scelta, di adattarti allo stile di vita di un microcosmo del genere. All’epoca me lo sono chiesto anche io.

s6003620

Vietate le droghe pesanti (ho detto pesanti), vietato essere razzisti, assolutamente sconosciuto tutto quello che non rientra nelle leggi della condivisione. Gli abitanti di Christiania mettono tutto in comune: gli abiti, raccolti in cestini fuori dalle baracche-case e messi a disposizione di chiunque, i bagni (e a tal proposito ricordo il signore che faceva la doccia bellamente con le finestre aperte regalando la vista delle sue chiappette a chiunque passasse da lì), le biciclette, la cortesia, i valori. Non gli manca niente: hanno i loro servizi, i negozi, le officine e persino l’asilo.

Non esistono case ma baracche essenziali dalle quali si entra e si esce senza dover bussare. 

Un microcosmo colorato, dove le regole sono spiegate dai murales all’ingresso, per la gioia della mia passione per la street art, all’epoca ancora latente.

s6003539

s6003557

Ricordo il capellone semi anziano che si è offerto di farci da guida e che, in cambio di qualche sigaretta, ci ha condotto in lungo e in largo nel quartiere trascinando un carrellino con i suoi pochi averi e spiegandoci qualunque cosa vedessimo. E ricordo anche un paio di ore di relax assoluto (non perché ci fossimo spaccate di canne, eh), trascorso tra sorelle-amiche a chiacchierare spaparanzate sul prato con vista lago, approfittando del sole di aprile, dimenticandoci così del trauma da temperatura semi invernale che avevamo avuto il giorno prima, appena atterrate a Copenaghen.

s6003600

Ovviamente non è tutto peace&love come si potrebbe immaginare. Prima di scrivere il post, ho letto infatti che, proprio di recente, gli stessi abitanti di Christiania hanno smantellato la Pusher Street, la zona della cittadella dove si commercializzava l’hashish, in seguito ad alcuni scontri tra polizia e spacciatori. Episodio che giunge al culmine di una storia di accettazione alquanto complessa: negli anni la comunità libera è stata infatti al centro di diversi conflitti e compromessi sia con il governo e sia con le forze dell’ordine. Viene indubbiamente da chiedersi quante possibilità di andare avanti abbia l’ideale utopico che Christiania si porta dietro; di interrogarsi su quanto ci sia di autentico, visto che i turisti sono sempre bene accetti. E può capitare di chiedersi anche quanti degli abitanti conoscano e condividano i valori che, negli anni’70, periodo sicuramente più in linea rispetto al nostro con l’ideale utopico di cui sopra, aveva spinto i fondatori a dare vita alla comunità.

Ma forse non bisognerebbe porsi tante domande ma limitarsi a sperare che un posto come Christiania viva per sempre. Che rimanga lì a ricordarci che un altro mondo è sempre comunque possibile. Che la condivisione, così come la forte coscienza della propria identità, la pace, la semplicità del vivere non sono valori solo da cartoni animati ma c’è qualcuno che, nonostante tutto, tenta di difenderli tra quattro mura anche nelle nostre metropoli occidentali.

Se qualcuno di voi ha mai visitato Christiania ha voglia di raccontarmi le sue impressioni?

s6003595