Questo Natale non andrò a Catania

Quest’anno, a Natale, Catania mi mancherà, perché non ci andrò.

In un primo momento, quando ho saputo che avrei trascorso le vacanze natalizie in terra emiliano-romagnola, ho esultato pensando ai 250 euro che in media, negli ultimi dieci anni, ho speso di aereo per raggiungere la mia città per le feste e trascorrerci 4 giorni appena. Poi, però, è subentrata la nostalgia. Perché, non so come mai, Catania in questo periodo mi manca un sacco.

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E allora ho cominciato a pensare a tutte le cose che nel mio Natale non ci saranno, cose che non vedo da agosto e adesso chissà quando se ne riparlerà.

Ad esempio, non ci sarà il mare di inverno, a volte burrascoso ma quasi sempre blu, che brilla sotto un sole che riscalda anche a dicembre. E il cielo pittoresco, che quando non è limpido si riempie di disegni fantasiosi mai uguali a se stessi. E non ci saranno neanche le camminate lente al lungomare, tra bancarelle scarse e bambini urlanti, fatte a pieni polmoni per riempirli del profumo di salsedine da portarsi su al Nord. E non ci saranno neanche i panorami da Acitrezza e Acicastello, proprio ora che siamo nella stagione in cui è più facile goderseli perché non c’è troppo casino. E non ci saranno neanche le casette dei pescatori di San Giovanni Licuti, con quella spiaggia quasi inutile piena di sassi giganti e con quella baia dove il mare è così calmo da sembrare dipinto.

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E mi mancheranno le luci del centro storico di sera, con la via Etnea che scivola lenta tra piazza Duomo, piazza Università e Piazza Stesicoro. E il Nievsky, posto storico che per me, nonostante siano passati tanti anni, fa sempre tanto casa. E mi mancheranno anche i gradini della scalinata Alessi che ogni volta percorro con il terrore di mettere il piede su qualche bicchiere abbandonato e di inciampare addosso a qualche coppietta.

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E non ci sarà neanche il casino dell’Ostello, con le sue sedie colorate e i suoi tavoli che negli anni hanno occupato sempre più spazio nella piazza (tanto che le auto non ci passano quasi più), dove ormai, prima di sederti, devi metterti in lista e aspettare che si liberi un posto. E i litri di zibibbo che negli anni ci ho bevuto, là fuori.

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E mi mancherà anche la Catania vecchia dietro gli archi della Marina, con l’odore persistente della pescheria, i suoi colori scuri e le vie strette dove non passa un’anima. E mi mancherà l’aspetto trasandato di Catania, il suo essere sempre in disordine, la sua faccia consumata dal mare e dalla cenere del vulcano.

E neanche l’Etna ci sarà a Natale, con le sue pareti quasi certamente bianche, l’immancabile nuvoletta di fumo in cima e il suo sorriso che fa capolino tra gli edifici del centro. 

E mi mancheranno gli arancini di Ernesto, i cannoli di Ambra e le scacciate di un qualsiasi panificio. E le cartocciate, gli involtini, il pesce spada e le granite (io le mangio anche di inverno, embè?). Per me non ci sarà neanche il profumo di arance e mandarini, quelli veri, quelli di cui sono capace di consumarne chili su chili nell’arco di pochi giorni.

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E sì, persino il traffico di Catania mi mancherà, anche se a Natale diventa insopportabile congestionando tutto il centro fino al corso Italia, il lungomare e persino il mare. E i clacson strombazzati a tutte le ore dai catanesi impazienti, le auto che girano senza mettere la freccia, quelle ferme in tripla fila davanti ai negozi e quelle che non hanno ancora capito a chi dare la precedenza alle rotatorie. Persino i giri interminabili che tocca fare attorno allo stesso isolato prima di riuscire a trovare un benedetto parcheggio. 

E mi mancherà casa mia, con la stanzetta bianca e azzurra che è la stessa da trent’anni esatti, dove sono cambiate solo alcune delle foto appese alle pareti. E il mio bagno con il box doccia troppo stretto, il soggiorno disordinato e la cucina che pare sempre un campo di battaglia. E il ripostiglio dove si infila qualunque cosa che non trovi una collocazione altrove. E il lungo balcone dal quale si scorge un pizzico di mare. 

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E mi mancheranno le persone, sia quelle che da lontano non riesco più a seguire, le cui vite sono diventate storie a puntate che mi faccio raccontare a singhiozzi, e sia quelle che non devo aspettare di essere in Sicilia per ritrovarle. Ma, per fortuna, la persona più importante, quella che a Catania ha avuto il coraggio di ritornarci, quella di cui sento la mancanza per undici mesi l’anno, a Natale non mi mancherà, perché sarà con me. Anche se solo per pochi giorni.

E, insomma, non ci sarà Catania a Natale, quest’anno. Non è grave, solo strano. Perché è la città da cui provengo, quella che mi ha cresciuta e, che io lo voglia o no, che lo accetti o no, è la città che continuo a identificare con casa mia senza neanche rendermene conto. Il posto dove, nonostante non ci viva più da dieci anni, mi sembra sempre più naturale trovarmi.

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