Due giorni a Cordoba, lì dove il tempo si è fermato

Cordoba è un gioiellino di poco più di 300.000 anime, incastonato al centro della pianura andalusa, tra Sierre e Parchi Naturali.

Distante da Malaga circa 160 km, l’aria del mare non la sfiora minimamente. Andarci ad agosto (come ho fatto io) significa boccheggiare, dimenticarsi qualsiasi possibilità di refrigerio persino serale e rassegnarsi all’idea di una sudorazione perenne senza via d’uscita.

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La piccola città super caliente è stata la seconda tappa del mio tour in Andalusia (la prima la trovate qui). Appena arrivata, mi ha subito aperto le porte del suo centro storico raccolto, del suo labirinto di vicoli e callejas, del bianco lucente sprigionato da muri e strade. E mi ha svelato alcuni dei tanti tesori nascosti da scovare, primi fra tutti i caratteristici patios, fioriti e non, come quello del piccolo museo di Casa Andalusì, tipica abitazione arabo-spagnola che innamora con la ricchezza degli oggetti custoditi tra le sue sale.

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Cordoba è un posto nel quale vale davvero la pena perdersi, girovagare senza meta per scoprire piccole piazze e abitazioni chiuse da graziose porticine decorate con vasi sempreverdi. Quello che si respira, passeggiando per Cordoba, è l’alto valore del suo patrimonio, della sua storia, del suo legame con la cultura araba. Uno splendore nascosto, che va un po’ cercato ma che, quando ce lo si ritrova davanti agli occhi, lascia perdutamente incantati. 

Osservandola dall’alto, dalla terrazza della Torre della Calahorra, la fortezza costruita per proteggere il Puente Romano, Cordoba sembra quasi disabitata, immobile, avvolta solo dalla sua calura. Appare come fosse dentro un dipinto, baciata da una luce sempre abbagliante che sembra non voler tramontare mai. 

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Una città in cui il tempo sembra essersi fermato a secoli prima, lo sfarzo di un passato glorioso, una storia da ripercorrere tra vicoli, patios, Palacios e cattedrali.

E poi c’è lei, il luogo simbolo di tutta questa grandezza e dello splendore di una cultura: la Mezquita.

Varcandone la soglia si ha la sensazione di essere finiti dentro a un sogno: ci si trova immersi nella ciclicità e nella ripetizione continua (di archi e colonne), domina lo spaesamento, (dove inizia la Cattedrale? E dove finisce?), assieme alla meraviglia per i dettagli illuminati dalla poca luce che filtra all’interno e la fascinazione per un’architettura araba elegante e mai, dico mai, banale.

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L’ho già detto ma lo ripeto volentieri: ci si emoziona follemente, lì dentro. Si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di così grande che risulta persino difficile credere che sia stato concepito dall’essere umano. Anche in presenza dei turisti, quello che fa più rumore all’interno della Mezquita è il silenzio assoluto che permea uno spazio e un tempo sempre uguali e sempre fermi.

Come faccio di solito nei miei post non vi fornisco l’elenco delle cose da vedere ma mi limito a un solo consiglio: dedicate a Cordoba qualche giorno, andateci appositamente e non includetela soltanto all’interno di un tour più ampio dell’Andalusia. Perdetevi tra le piccole strade di questo fascino senza tempo, assaporatene i colori, scopritene la storia. Non resterete delusi.

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