Vienna: la capitale europea dell’eleganza

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Impossibile racchiudere l’eleganza di Vienna in un post e pochi scatti. Non a caso ci ho impiegato un po’ prima di scegliere le foto del mio viaggio nella capitale austriaca da pubblicare qui sul blog. E tra l’altro, sfogliandole, mi sono resa conto di quanto poco abbia visto. Sono rimasta a Vienna quattro giorni ma, credetemi, è niente. 

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Perché stiamo parlando di una delle capitali europee più ricche di cultura, arte, storia e angoli da scoprire. E se, da un lato, dalle numerose guide che la descrivono si evince l’importanza di monumenti, castelli e palazzi come Schonbrunn, il Belvedere, Hofburg e il Museo Albertina, dall’altro lato è più difficile trovare qualcuno che ti spieghi come la bellezza di Vienna non sia solo quella palese dei cosiddetti must imperdibili ma che ti consigli di andare oltre tutto questo. Di fermarti, ad esempio, ad ammirare la ricchezza degli innumerevoli dettagli della città, dalla luce che filtra all’interno delle chiese alle statue bianche davanti all’ingresso del Parlamento. Dalla pace che si respira restando seduti in uno dei tantissimi parchi al panorama urbano di luci e colori visto dall’alto della ruota panoramica del Prater, fino all’immagine del Palazzo del Belvedere riflessa nella fontana del giardino all’ora del tramonto.

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Ho avuto la fortuna di vedere Vienna qualche settimana prima di Natale e di trovarla quindi ancora più bella con luminarie e mercatini ovunque.

E sapete che vi dico? Che a Vienna ci tornerei volentieri perché, come dicevo prima, ho voglia di continuare a esplorare lo splendore in cui è immersa.

Bellezza maestosa, imperiale, elegante, a Vienna si respira una grandezza totalizzante. Eppure, quando ripenso alla capitale dell’Austria, chissà come mai, due delle prime cose che mi balzano in mente sono queste:

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Due macchie di colore al centro di una città dall’aspetto sobriamente regale. Due strutture bizzarre e coloratissime, variabili tanto nei colori quando nelle forme e nelle dimensioni: sono la Hundertwasserhaus e la Kunst Haus Wien. Probabilmente i primi due posti in cui mi recherei se tornassi a Vienna.

Ma a parte tutto questo, la “mia” Vienna è stata anche una vacanza con gli amici. Con tutti i ricordi  nessi e connessi che ne derivano. Ad esempio, la convinzione di riuscire a capire meglio il tedesco parlato dagli austriaci che non quello parlato dai tedeschi. O la presunzione di voler per forza tirar tardi tutte le notti in giro per la città quando già a mezzanotte cominciavamo ad addormentarci a turno sul bicchiere di birra appena ordinato al pub. O l’imbranataggine nel non saper leggere una mappa dal verso giusto e i conseguenti giri a vuoto all’interno dello stesso quartiere per almeno mezzora. E le solite scene divertenti quando, nella camera dell’ostello, bisogna litigarsi i posti letto ritenuti più comodi.

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E le immancabili ore passate a tavola, tra Maß, Wurst e Canederli, scegliendo ogni volta con maniacale attenzione il locale che fa più al caso nostro e delle nostre panze (per fortuna, mi circondo di gente buongustaia come me). Per non parlare delle colazioni iper caloriche fatte al Konditorei di fronte all’ostello e della poesia della Sachertorte, quella autentica, l’original one. Estrema goduria.

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Tutto questo per dire che il viaggio, oltre alla meta, lo fanno le persone che ti accompagnano. Quelle che assieme a te si impegnano (o fanno finta di impegnarsi) a costruire l’itinerario delle cose da vedere; quelle che, mentre si cammina, restano indietro perché devono scattare 200 foto allo stesso angolo dello stesso palazzo; quelle con cui vai alla ricerca dell’ostello più economico purché non sia troppo lontano dal centro; quelle che, con estrema gentilezza, restano nel bar dell’hotel lasciandoti la tua privacy in camera mentre provi ad andare in bagno e a farti una doccia (favori che non si dimenticano, insomma).

Ed è grazie a loro se il viaggio diventa speciale. Il mio ricordo di Vienna, infatti, è un ricordo d’amicizia, ed è solo uno dei tanti che negli ultimi anni ci ha unito.

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