Di nuovo (felicemente) alla base

Rieccomi tra le mie pagine.

Avevo chiuso il 2016 con un post contenente un timido tentativo di elencare i miei buoni propositi per il 2017. Per alcuni probabilmente impiegherò ben più di un anno prima di riuscire a metterli in pratica; per altri, nello specifico quelli legati alla mia voglia di viaggiare per il mondo con qualsiasi mezzo compresi i piedi, direi che ho già ingranato la marcia giusta. E, per questo, devo ringraziare queste vacanze che mi hanno portato un bel po’ in giro.

Mi sono riempita gli occhi e il cuore di bello nelle ultime due settimane. Così tanto da non aspettarmelo. E ovviamente, il merito va a chi, con santissima pazienza, mi ha scarrozzato a destra e a manca nonostante il freddo e i vari impegni del periodo.

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Tutto è cominciato con Ferrara, piccola perla indecisa tra l’Emilia Romagna e il Veneto, città che ormai frequento da anni ma che in questi giorni ho imparato a guardare con occhi diversi. Che sia bella e vivibile l’ho sempre sostenuto; la novità, nel mio giudizio, sta nella constatazione che, forse, non mi sarebbe dispiaciuto crescere in una città così. Così a misura di persona. Così a misura di bicicletta. Così immersa nella pianura verde. Così ordinata e prevedibile che è impossibile perdersi. Così piena di angoli suggestivi da fotografare. Insomma, forse per la prima volta ho capito cosa ha spinto i miei a stabilirsi lì.

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E poi ci sono stati i giorni a Nordest, in quella porzione di Italia che non vorrei smettere mai di esplorare. E infatti, per non perdere l’abitudine, ho già una corposa lista di posti tra Friuli, Venezia Giulia, Slovenia e Istria dove voglio andare le prossime volte. 

Tutto è iniziato con il mare calmo di Sistiana, che ormai conosco così bene da sentire anche un po’ mio, ed è andato avanti con i colori della terra del Carso, in quel paesaggio colmo di storia fatto di chilometri di trincee, bunker e itinerari nascosti tra i boschi.

C’è stato poi il tour ancora più a est, nell’affascinante entroterra istriano, alla ricerca di vampiri e danze macabre (vi spiegherò tutto più avanti, vedrete) in giro per paesini quasi spettrali e semi-deserti. 

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E poi, sempre più a Nord, la prima volta in Carnia, misteriosa entità geografica che fino a qualche giorno fa immaginavo così distante da qualsiasi altro luogo e che, per me, ha preso il volto di Venzone, lo splendido borgo della lavanda ai piedi delle Prealpi Giulie, e del lago di Cavazzo, altra oasi di natura quasi deserta e incontaminata circondata dalle montagne e immersa nel silenzio più totale. 

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E c’è stato anche un grande, tanto atteso ritorno: Venezia. Sulla cui immensità non vale la pena dire nulla perché si commenta da sé. Non ci andavo da undici anni esatti, cosa che adesso mi appare come pura follia. Ma anche di lei e dell’effetto che mi ha fatto vi parlerò, non temete. Vi dico solo che ora vorrei che non passassero neanche undici giorni prima di rivederla.

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A farmi compagnia, lungo tutti i chilometri macinati in queste vacanze, un cielo intenso, quasi perennemente limpido, brillante. E le mille sfumature di tramonti indimenticabili. Mai come quest’anno ho imparato a rivalutare la personalità dell’inverno, stagione che per me aveva sempre significato freddo-noia-raffreddore-voglia di estate e che invece sa offrire colori e panorami da dipinto. Gli alberi sono affascinanti anche da spogli, lo sapevate?

Mi è mancato, in queste due settimane, il mio impegno plurisettimanale con il blog. E ne sono felice, vuol dire che in qualche modo sto andando nella direzione giusta (anche se forse neanche io so come sia possibile). Nato come un gioco, in poco tempo è riuscito a imporsi come una costante nella mia quotidianità. Uno dei miei oggetti preferiti. Uno dei miei spazi preferiti. La mia zona di comfort. E, tornando alla lista di buoni propositi, non mi resta che assecondare questa costante e far crescere sempre di più la mia creatura. Senza obiettivi o piani strategici particolari, solo per la voglia di farlo. 

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