L’entroterra istriano tra vampiri e danze macabre

Dalla strada, i paesini dell’entroterra istriano, in Croazia, sembrano delle piccole isole sperdute in mezzo a un oceano immenso di filari di viti, colline semi deserte e boschi.

Visti da lontano si rassomigliano tutti: borghetti di pietra in cui spicca il campanile della chiesa principale (che poi spesso è l’unica), abitazioni basse, finestre e porte sprangate. Anche visti da vicino sembrano tutti uguali: la piazzetta della chiesa con annesso il cimitero, i camini che fumano, la campagna intorno.

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In posti molto piccoli, come Kringa, può capitare che gli unici esseri viventi incontrati lungo la strada principale (e anche questa spesso è l’unica) siano i gatti che ti osservano pigri da qualche davanzale e le galline ospitate nelle aree recintate dei cortili. Di esseri umani e automezzi di passaggio neanche l’ombra. Il bar del paese chiuso al mattino, il negozio di beni alimentari che sembra chiuso anche se non lo è, qualcuno che si diverte a lanciare un paio di petardi da un luogo poco distante non ben identificato spezzando il silenzio di tomba.

È tutto alquanto spettrale: in una fredda mattina dei primi giorni di gennaio senza sole, se non fosse per le galline e il fumo dei camini, Kringa sembrerebbe un paese fantasma totalmente abbandonato. L’atmosfera ideale per una ricerca delle poche e quasi del tutto ignorate tracce di Jure Grando, il primo vampiro d’Europa morto nella metà del 1600, la cui storia, con tanto di riesumazione e decapitazione post mortem, sembra essere completamente annegata nel dimenticatoio.

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Sprazzi di umanità ricompaiono a Sveti Petar u Šumi. Stavolta il bar della piazza centrale è aperto e accoglie al caldo i reduci dei festeggiamenti di Capodanno già pronti alla buon’ora a riequilibrare il tasso alcolico e i pochi turisti che si avventurano fino a lì per ammirare un quadro definito miracoloso, quello della Madonna di Czestochowa, conservato all’interno della bella chiesa monasteriale.

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Ancora meno spettrale è Pazin, città della fortezza con la foiba ai suoi piedi dove, oltre ai soliti cortili in stato di semi abbandono, il campanile e il panorama sulle colline nebbiose, tornano i colori nei palazzi dei vicoli del centro, gli addobbi natalizi e la vita delle persone. E i parcheggi, le trattorie, i sensi unici e le auto. Qui tutto sembra riacquistare un alone di quotidiana normalità. 

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Ma per la serie “A noi Stephen King ci fa un baffo”, il meglio deve ancora venire: e si trova a Hrastovlje, paesino di poco più di 150 abitanti nel cuore dell’Istria slovena, a decine di chilometri da qualsiasi altro centro abitato e forma di vita. Un posto che persino le mappe faticano a rintracciare, un buchino sperduto alle pendici di un monte. E, dato l’orario (le 17.00), immerso nel buio più totale (per non parlare del silenzio, rotto solo dall’abbaiare disperato di un cane). L’unica cosa visibile che taglia lo sfondo di un cielo scuro e nuvoloso è il campanile di una chiesa, quella che ci affanniamo a cercare da più o meno un’ora, quella tanto famosa per la Danza Macabra, una delle rappresentazioni pittoriche più importanti del territorio istriano. Eccola lì, lei e la sua oscurità che tuttavia la rende visibile. Peccato che la desolazione tutta intorno non lasci presagire nulla di buono. 

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Dell’Istria vi avevo già parlato, soffermandomi però sui colori del mare di Umago, la movida di Pirano e Rovigno e l’allegria del Festival di Montona.

Oggi voglio darvi qualcosa di diverso. Svelandovi uno dei volti più inediti di un paese che non è solo sinonimo di vacanze estive ma che racchiude in sé la bellezza dei luoghi nascosti, quelli dove sembra che tutto sia fermo, quelli dove storie, leggende e tradizioni restano silenti in attesa di qualcuno che vada a risvegliarle.

Volevo darvi qualcosa che spero possa convincervi ancora una volta della straordinaria poliedricità di questa lingua di terra; del suo incredibile fascino tra colline e mare, tra vita di porto e solitudine di borgo, tra bellezze risapute e misteri quasi ignorati. 

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Dimenticavo: Jure Grando non l’ho incontrato. Abbiamo cercato di individuarne la tomba ma ce la siamo persa per strada. E la Danza Macabra… Quando siamo arrivati anche la chiesa aveva l’uscio sbarrato come quelli di cui sopra. Mi sa che dovrò tornarci; magari, però, con la luce del giorno.