Romagna mia

Hai presente quando finisci per vivere in un posto che non avevi mai neanche considerato? Un luogo dove capiti praticamente per sbaglio? O forse non si tratta di uno sbaglio, magari è solo colpa del destino, visto e considerato come sono andate le cose.

Ad ogni modo, questo è proprio quello che mi è accaduto nell’arco degli ultimi anni. Il mio approdo in Romagna, che allora credevo fosse semplicemente una breve parentesi tra il rientro (poco felice) in Sicilia e il mio ritorno (mai avvenuto) a Bologna, nel tempo ha portato con sé una casa, delle abitudini, dei legami e delle prospettive. In una sola parola, la vita.
Una vita iniziata in salita: da sola, cominciando da zero con un nuovo lavoro, imparando a conoscere le strade percorrendole in auto col TomTom e abitando nel centro storico di Faenza in un bilocale non troppo luminoso né confortevole. Eppure, anche quella situazione aveva i suoi vantaggi: bastavano pochi minuti di camminata per raggiungere sia il cuore storico della bella cittadina e sia gli argini del fiume Lamone, perfetti per lunghe passeggiate distensive. 

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Avevo preso quasi subito l’abitudine di gironzolare in bici tra i vicoli del centro e la grande piazza di Faenza che, in realtà, è composta da due piazze: quella del Popolo e quella dei Martiri della Libertà. I due spazi non sono fisicamente divisi, sono solo segnati dal tracciato di due corsi che lì si incrociano alle altre due vie principali della città. Mi è sempre piaciuto tantissimo attraversare su due ruote quest’affascinante agorà: in Piazza del Popolo domina uno stupendo loggiato in stile neoclassico che guarda al Palazzo del Podestà. E da lì, in men che non si dica, si giunge in Piazza Martiri della Libertà, con il suo Duomo e la sua importante scalinata, la sua Fontana Monumentale barocca (giuro, barocca, del 1621!) e la sua Torre civica. Di fronte al Duomo si staglia la loggia dei Signori e, di lato, sorgono eleganti palazzi del primo ‘900 con decori del periodo liberty. Insomma, una collezione di stili molto diversi che, tuttavia, insieme riescono a trovare un loro equilibrio perfetto. Mi hanno sempre dato l’impressione di essere finiti qui a Faenza per caso, un po’ come me. Eppure, immersi nel loro contesto, che bell’insieme riescono a formare! 

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Per ingannare i momenti di noia e solitudine, nella primavera successiva al mio arrivo in Romagna approfittavo spesso delle belle giornate e delle ore di luce più lunghe per fare qualche giro in auto dopo il lavoro (ovviamente in compagnia del mio fidato navigatore satellitare). È così che ho scoperto la zona di San Mamante e l’antico borgo di Brisighella, posti dove, in questi anni, sono tornata tante altre volte in solitaria alla ricerca del potere del “Bello” che riconcilia col mondo e con se stessi.
San Mamante è una poesia in tutti i sensi, che viene recitata pezzetto per pezzetto dai tanti alberi che ombreggiano il percorso di questa dolcissima collina. E Nino da Oriolo è l’artista che ha affidato i suoi versi ai cartelli legati agli alberi di questo sentiero, noto non a caso come Strada della Poesia.
È poesia incontrare lungo il percorso un’adorabile chiesina di campagna d’altri tempi. È poesia esser già in odor di Toscana ma poter osservare i vasti campi di vitigni tipici della Romagna: a pochi chilometri da Faenza questo paesaggio che mi si svela davanti riesce sempre a riempirmi gli occhi di meraviglia. Dalla primavera all’autunno, la natura qui si veste di un tripudio di colori e, rigogliosa, dona frutti e fiori a questa collina e alle tante altre che da qui, con la vista, riesci ad abbracciare. Da alcuni punti, quelli più alti, puoi addirittura spingere lo sguardo fino alla riviera. San Mamante è il “Bello” che si manifesta nella semplicità della campagna, una semplicità “falsa” che nasconde in sé la ricchezza piena della natura. 

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E poi c’è stato il mio innamoramento per il “Bello” di Brisighella: a 13 km da Faenza, sempre sulle pendici dell’Appennino tosco-romagnolo, questo paesino medievale di neanche 8.000 anime mi è entrato nel cuore e non riesce più ad uscirne. Per questo non mi sorprende che sia stato eletto uno dei borghi medievali più belli d’Italia. Ma mi stupisce invece il fatto che io ne sia rimasta colpita da subito, visto che per origini, cultura e passione, sono solitamente attratta dal mare e dalle borgate dal sapore decisamente diverso da quello di Brisighella. 

Ma come si fa, appena entrati nel paesino duecentesco, a non ammirare la Chiesa, la Fortezza e la Torre merlata che troneggiano alle spalle della via principale, arroccate in salita? Come si fa a non subire il fascino della suggestiva Antica Via del Borgo, più comunemente nota come Via degli Asini? Si tratta di una strada sopraelevata, coperta, nella quale riposavano gli animali degli abitanti e che si affaccia sulla strada d’ingresso del paese con archi di diversa ampiezza. Antica e medievale oggi esattamente come allora.

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Chi mi conosce sa quanto adori Brisighella. Ci ho portato a turno tutti i parenti e gli amici che sono venuti a trovarmi a Faenza. Ma un anno fa, per una volta molto speciale, è toccato a me essere presa per mano e condotta lì, per iniziativa dell’uomo che questa terra meravigliosa mi ha fatto incontrare. Per regalarmi una serata davvero magica in occasione del mio 33esimo compleanno mi ha portata a cena su una terrazza che ci ha accolto in cima a una salita, nel cuore di un paesaggio collinare mozzafiato e sotto il cielo stellato di fine luglio.
Dal bilocale non troppo luminoso né confortevole alla cena a Brisighella ne è passato di tempo e cose ne sono accadute tante. 

La Romagna mi ha accolto a braccia aperte, mi ha regalato e continua a regalarmi tanto ogni giorno; come faccio a non sentirla anche un po’ mia?

 

 

Questo articolo è stato scritto da Cetty Giuffrida

Catanese trapiantata in Romagna, ha fatto della comunicazione il proprio percorso di vita. Conseguita all’Alma Mater di Bologna la Laurea Specialistica in Discipline Semiotiche, ha lavorato nella città felsinea per alcuni anni in un ufficio stampa, diventando giornalista pubblicista. L’approdo in Romagna l’ha vista inizialmente accostarsi all’ambito commerciale e al marketing; adesso, coniugando le esperienze precedenti, si occupa di contenuti editoriali e di social media strategy per i clienti dell’agenzia in cui lavora.