Leggere in viaggio

Nel post in cui ho elencato le mie travel rules ho dimenticato di inserirne una che, a quanto vedo in giro, accomuna molti viaggiatori: nella mia valigia non manca mai un libro. Magari poi durante la vacanza neanche lo apro, però intanto me lo porto dietro. Soprattutto quando viaggio da sola, che sia in treno, in volo, mentre aspetto che inizi l’imbarco o la sera in ostello prima della nanna, leggo tantissimo.

In effetti, più che compagni di viaggio per me i libri sono sempre stati compagni di vita. Ho iniziato a drogarmi di carta stampata sin da piccolissima e di questa passione avrei anche voluto farne una professione, ma questa è un’altra storia. 

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Se qualcuno dovesse chiedermi quali sono i miei titoli preferiti mi troverei in forte imbarazzo, sarebbe un po’ come sentirsi chiedere “vuoi più bene a tua sorella o a tuo fratello?”. Dai, come si fa? Senza contare che se dovessi elencare i miei libri preferiti non mi basterebbe lo spazio di un post; dovrei scrivere almeno un libro. E, tra l’altro, se da un lato ci sono dei libri oggettivamente belli in ogni caso e in ogni luogo, dall’altro ci sono dei testi che calzano particolarmente a pennello con il periodo che stiamo vivendo quando li prendiamo in mano. E magari, se li leggessimo in un altro momento non acquisterebbero lo stesso valore, non ci instaureremmo lo stesso legame.

Ho spesso avuto la sensazione di non essere io a scegliere quello che voglio leggere, ma che fosse più che altro il libro a scegliermi e attirarmi a sé. Ecco perché non entro quasi mai in libreria con un obiettivo preciso ma mi lascio ispirare una volta lì.

Quello che voglio suggerire qui è un brevissimo elenco di storie che si prestano a essere assaporate durante un viaggio. Badate che nessuna di queste racconta il giro del mondo in 80 giorni; non so voi, ma io un libro che racconta di viaggi ed esplorazioni me lo godo molto di più quando resto ferma a casa. 

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Molti, se non tutti, li conoscerete già. Molti, se non tutti, sono diventati anche dei film. Non escludo di proporvi anche altri titoli, in futuro; ma intanto beccatevi questi.

Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro – La crescita, il viaggio all’interno di una (dolorosa) presa di coscienza. Il lasciarsi e il ritrovarsi. Il non lasciarsi mai. L’irrazionale speranza in un futuro diverso che, non si sa come, possa rivoltare un destino segnato ancor prima della nascita. Il legame tra tre amici e l’incredibile missione di vita che li aspetta. Vi avviso, preparate i fazzoletti se decidete di aprire questo libro; perché alla fine le cose andranno come le avete immaginate anche se farete di tutto per non crederci.

Achille Piè veloce di Stefano Benni – Il mio primo incontro con Stefano Benni. Un viaggio dentro se stessi e le proprie inquietudini compiuto grazie agli sforzi comunicativi (e spesso paradossali) di qualcuno (o qualcosa) totalmente estraneo. La storia di un Ulisse antieroico che non riesce a evadere da una realtà opprimente di caos e notti alquanto travagliate. Tutto questo fino all’arrivo di una lettera, prima, e di un incontro con un personaggio assolutamente straordinario, poi. Un incontro fortunato, seppur complesso, che fornirà, in qualche modo, a Ulisse un canale per esprimere quel groviglio di pensieri, ispirazioni e disagi che lo tenevano legato.

Venuto al mondo di Margaret Mazzantini – Bello il libro così come il film (ovviamente il libro guadagna sempre qualche punto in più). Una storia che racconta come qualcosa di fortemente naturale, voluto e stupendo come il bisogno di essere madre possa trasformarsi in qualcosa di fortemente crudele. Possa accanirsi contro noi stessi e il destino dei nostri cari. Il tutto sullo sfondo di una Sarajevo ferita, dilaniata ma eroica come feriti, dilaniati ed eroici sono i personaggi che la abitano e quelli che la attraversano per breve tempo.

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Io e Te di Niccolò Ammaniti – Un fratello e una sorella, entrambi un po’ casi umani, sebbene ognuno a modo suo. Però, nell’arco di una settimana e nello spazio ristretto e inospitale di uno scantinato buio, imparano a conoscersi, a proteggersi a vicenda, a litigare e persino a volersi bene. È una piccola storia che si legge velocemente, che appassiona perché incentrata su questioni e sentimenti con i quali non è difficile immedesimarsi. Mi ha fatto compagnia la prima volta che sono stata a Francoforte. Un po’ di tempo dopo ho visto il film che ne è stato tratto: non male ma, come spesso accade, non riesce a trasferire del tutto quel bagaglio di sentimenti e questioni di cui sopra.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs – Premetto che non sono mai stata un’amante del genere fantasy. E infatti mi ha sorpreso particolarmente il fatto che abbia  divorato questo libro nell’arco di un viaggio di andata e ritorno in treno tra Bologna e Milano. Però qui parliamo di un fantasy che cattura perché, oltre a bambini invisibili e istitutrici che si trasformano in falco, racconta l’amicizia, la forza che hanno i ricordi e il coraggio che si ha quando si sceglie di andare controcorrente senza avere fondamenta solide. Anche il film è bello, Tim Burton ci mette del suo ma del resto ci sta (altrimenti non sarebbe Tim Burton).

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La versione di Barney di Mordecai Richler – Io e Barney non ci siamo presi subito. Le prime 80-100 pagine ho fatto fatica ed ero lì lì per mollare il colpo. Poi, all’improvviso, quando ormai non ci speravo neanche più, mi ha preso di botto. Ed è stato amore. Barney e le sue meditazioni sulla vita erano diventati il mio pane quotidiano, passavo le giornate in attesa di poter riprendere la lettura. Avrei voluto che quel libro non finisse mai. Se decidete di metterlo in valigia fatelo in occasione di un viaggio di almeno una settimana, dategli il tempo che merita.

Non buttiamoci giù di Nick Hornby – Quale miglior compagno di viaggio di un autore ironico che a volte racconta di personaggi normali e altre volte di personaggi straordinariamente anormali (come nel caso di questo romanzo) con i quali, tuttavia, non si fa fatica a entrare in sintonia? E che si tratti di normalità o di anormalità, in entrambi i casi ci si sorride su, si prende atto di tutto quello che succede al di là di ogni possibile giudizio. Si arriva a capirli e ad amarli comunque, questi personaggi anomali, anche quando incarnano l’antieroe per eccellenza. Anzi, forse soprattutto per questo.

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La casa del sonno di Jonathan Coe – Coe l’ho conosciuto tardi, solo qualche anno fa dopo aver letto La pioggia prima che cada. Da allora ne ho letti diversi ma La casa del sonno resta il mio preferito. Anche qui si ha a che fare con personaggi un po’ borderline, ma in questo caso si sorride poco. Qui ci si innamora, dei normali come degli anormali, li si segue in tutto e per tutto, si prendono a cuore le loro vicende, ci si appassiona ai loro destini incrociati e alla loro follia. Ai loro sogni e al loro lungo sonno. Al di là della scelta se metterlo o no in valigia, un libro come questo andrebbe tenuto perennemente di fianco, sul comodino, anche dopo averlo finito.

Ovviamente non mi aspetto che qualcuno di voi mi dica che d’ora in poi lascerà a casa amici, genitori e fidanzati per partire da solo in compagnia di un libro (anche se qualche volta ci sta, no?). Sarebbe un felice risultato ma non esageriamo. Quantomeno, però, nel caso abbiate in programma delle partenze in solitaria mi auguro di avervi suggerito dei compagni di viaggio interessanti 😉