A Piazza Santo Stefano

Ci siamo dette tante cose sin dall’inizio. Praticamente di me sai quasi tutto. 

Non ho mai mancato a un nostro appuntamento, anche quando a Bologna venivo giusto per farci un salto e tu eri lì ad aspettarmi.

Ti ho raccontato tanto di me, in questi 12 anni. Mi hai visto ridere a crepapelle, mi hai visto pensierosa e dubbiosa, mi hai visto in ansia per questo o quell’esame e, nell’ultimo anno, per questo o quel colloquio. Mi hai anche visto furiosa e delusa, qualche volta. Mi hai visto stralunata, in preda ai miei perché e ai miei per come. Mi hai sentito spesso interrogare il futuro sulle pieghe (e le beghe) che avrebbe preso di lì a poco. 

E anche io ti ho vista in tutte le salse: ti ho ascoltato durante le tue serate solitarie, le migliori, quando eravamo in pochi a sostare sotto i tuoi portici in cerca di risposte, e ti ho osservato anche quando eri in vena di fare festa, come durante il mercato della domenica. Qualche giorno fa sono passata a salutarti molto presto, quando ancora le botteghe non avevano aperto e i bar erano già in piena attività tra brioche e cappuccini. Un momento in cui ad attraversarti erano in pochi, e quasi tutti distratti dalle incombenze della giornata che stava per iniziare.

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Ti ho rivolto tante domande da quando ti conosco. Ti ho reso partecipe delle mie riflessioni, e ti ho sempre aggiornato sui miei progetti e i miei programmi. E, credimi, in tutti questi momenti, nonostante la mente annebbiata dai mille pensieri, non ho mai smesso di guardarti.

Ne abbiamo viste tante, insieme, io e te. Abbiamo anche brindato più volte alla vita. E abbiamo condiviso tanto: dai sabato sera estivi, quando da studenti squattrinati ci riunivamo per terra sui tuoi sanpietrini, intenti a chiacchierare e osservare gli artisti che si cimentavano con fuoco e clavette, ai pomeriggi assolati, quando sedersi lì da te equivaleva a un’ustione certa. 

Ti ho sempre trovato bella, di notte come di giorno. In questa città sei una delle mie certezze più radicate, sei il luogo da sfoggiare quando ho in visita le persone care. 

E da te è sempre bello tornare: sei rassicurante, con le tue architetture bombate, sei accogliente,  con i tuoi spazi racchiusi. E sei una garanzia, con i tuoi muretti dove un posto per stare in silenzio a riflettere sul mondo si trova sempre.

Ecco, ci tenevo a dirti che sei sempre stata un’eccezionale compagna di chiacchiere e una  custode preziosa di paturnie e confessioni. Un’affidabile spalla sulla quale piangere. Un’amica capace di conciliarmi i pensieri, di dare un ordine al mio caos, di suggerirmi percorsi da intraprendere e parole da rivolgere. E sappi che ti ho pensato spesso, anche quando ero lontana. E volevo ringraziarti per avermi aiutato tante volte a vedere le cose da un’altra prospettiva.

sdr

In pratica mi hai visto crescere. Crescere e cambiare, immagino, almeno un po’. Almeno vita. Tu invece non invecchi mai, e per questo ti invidio. Sei rimasta uguale, forse sei solo un po’ più vuota. Ma è per questo che sei sempre una certezza: perché sei un luogo che nei ricordi non cambia mai, quasi come casa.