Il viaggio come scoperta: quelle prime 10 volte

Colta da un impeto di ispirazione, oggi rispondo volentieri all’invito di Il Mondo secondo Gipsy che, utilizzando il tag #prime10volte (inventato da Senza Zucchero Travel) mi chiede di elencare dieci cose che mi sono capitate per la prima volta in viaggio.

Che poi di per sé il viaggio è sempre una prima volta. Anche quando torniamo in un posto dove siamo già stati. 

La prima volta in una moschea

E l’emozione forte, fortissima, di trovarmi finalmente nella città che desideravo da sempre. Quella dove ho lasciato una porzione gigante del mio cuore. Istanbul, la porta per un altro mondo. Un mondo in cui il canto del muezzin ridisegna suoni e rumori delle strade mentre cupole e minareti scolpiscono il profilo delle colline. In mezzo, schiere di gabbiani pronti a salutare le centinaia di barche che ogni giorno affollano uno dei canali più trafficati al mondo.

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Il primo volo intercontinentale

Qualcosa come 12 o 13 ore che, in qualche modo, sono trascorse. Con un paio di libri in mano, qualche videogioco e qualche film davanti agli occhi, un paio di pause cibo. Tante immagini dal finestrino, deserto rosso in primis. Zero sonno. Parecchia ansia di arrivare. Tante chiacchiere con la sorella che per una volta era lì accanto a me e non distante chilometri.

Il primo bagno nell’oceano

Una delle conseguenze del volo di cui sopra. 

Ricordo il vento, che agitava le mille sfumature di un mare caldissimo. E le distese infinite di sabbia chiara, così sottile da sembrare inconsistente. E i piccoli granchi, che a decine fuggivano sul bagnasciuga. Le nostre impronte. E le barchette di legno semi o forse del tutto abbandonate. Il mio primo Natale estivo.

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Il primo safari

Altra conseguenza del volo di cui sopra. La prima volta che ho capito davvero cosa voglia dire natura. Cosa siano gli animali (insetti compresi) e quanto valga la loro libertà. Quanto siamo infinitamente piccoli di fronte a un regno così infinitamente gigante.

Il primo on the road

Tutto pianificato un paio di mesi prima: i voli, gli hotel, il noleggio dell’auto, le cose da vedere e persino i chilometri da percorrere a ogni tappa. Una coppia che procede spedita alla scoperta del temperamento andaluso, accaldata ma felice. Quintali di tapas e sangria, quintali di panorami, splendore monumentale a chili. Chilometri di barrios, salite, discese e vicoli affrontati inseguendo l’ombra per fuggire alla morsa dei 40 gradi perenni. Finora l’ultimo viaggio.

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La prima volta che ho visto Milano

A tanti sembrerà una prima volta banale, per me invece è un paradosso.

Una gita di un giorno in treno partendo da Bologna. Il classico giro turistico tra Cenacolo, Parco Sempione, Galleria e Piazza Duomo.

Per i miei primi ventidue anni di vita io a Milano non ci avevo mai messo piede. Ho avuto quindi tanto tempo per farmi in testa chilometri di film (alcuni sbagliati) su di lei, di identificarla con tutti gli stereotipi esistenti (alcuni corretti), di decidere che non avrei mai potuto viverci. 

Tre anni dopo quella gita mi ci sono trasferita. E ci sono rimasta per sette anni.

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La prima volta che ho perso l’aereo

Quelle situazioni di urgenza che sono un groviglio di ansia, fretta e timore. Quelle in cui non vedi l’ora di arrivare e in cui, tra l’altro, è di fondamentale importanza che tu arrivi presto. Quelle situazioni in cui una sola cosa non devi assolutamente fare: perdere l’aereo.

E poi, invece, all’improvviso, ti accorgi che il gate del tuo volo è cambiato, ti incazzi con la hostess perché nessuno ti ha avvisato (o così ti sembra), sbraiti perché il tuo aereo è ancora lì sulla pista ma le porte sono ormai chiuse e tu non puoi più salirci. E allora non ti resta altro da fare che raggiungere un altro aeroporto e imbarcarti in un viaggio della speranza lungo 1200 km e tante, lunghe, infinite ore.

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La prima volta sull’Etna

Un altro dei miei paradossi, vista la mia origine catanese. Che poi non è neanche questione di origine, io a Catania ci sono proprio cresciuta e ci ho vissuto per almeno 14 anni. E continuo a tornarci. Sta di fatto che sull’Etna, a 2500 metri, ci sono salita per la prima volta solo un paio di estati fa. E quel deserto di terra nera circondato da qualcosa che immagino sia simile a un paesaggio lunare non lo dimenticherò mai.

Il primo viaggio da sola

In barba a tutte le raccomandazioni e a chi, fino all’ultimo, ha sperato che trovassi un compagno di viaggio. Quattro giorni in cui mi sono riappropriata dei miei tempi e, a modo mio, ho fatto miei gli spazi di un’altra città. Quattro giorni in cui sono stata la mia unica guida, la mia migliore confidente, la mia compagna più affidabile. Quattro giorni sono pochi ma a me sono bastati per aprire un nuovo capitolo della mia vita fatto di altri aerei, progetti, corsi di tedesco e soprattutto di amici. E proprio questa è la parte di quel capitolo che è rimasta aperta e che continua a essere una delle più belle che abbia mai letto.

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La prima volta che…

E niente, il decimo punto mi manca. In realtà avrei potuto elencarne ancora altri cento; avrei potuto, che so, segnalare la prima volta che ho bestemmiato perché Ryanair mi ha fatto pagare 40 euro per il bagaglio a mano, o la prima volta che ho visitato un campo di concentramento, o la prima volta che ho mangiato un gelato all’ombra di un mulino o, ancora, la prima volta che in viaggio ho inviato un sms che poi mi ha cambiato la vita. E invece no, questo decimo punto preferisco lasciarlo così, in sospeso. A indicare che il meglio dei viaggi, per me, deve ancora venire.