Da fare a Bologna (e non solo): una passeggiata con Migrantour

Sabato scorso ho scoperto una Bologna diversa. Mi è bastata una semplice passeggiata lungo uno  dei suoi quartieri storicamente più importanti, oggi divenuto crocevia di culture, volti e sapori totalmente differenti tra loro: la Bolognina.

Tempo fa vi avevo parlato del progetto Migrantour che si pone l’obiettivo di far conoscere le zone più multietniche delle nostre città attraverso gli occhi dei nuovi abitanti che le vivono oggi e che di quelle differenti culture, di quei volti e di quei sapori sono portatori. La mia scoperta di una Bologna diversa la devo alle loro guide molto speciali che, tra racconti e memoria, sabato mi hanno condotto per strade che mi è sembrato di attraversare per la prima volta.

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C’era Ali, che ha condiviso con noi il suo ricordo degli anni scolastici, quando da italiano convinto, fatto e finito faceva fatica a rispondere a chi gli chiedesse delle sue origini o del come facesse a parlare così bene la nostra lingua; fino a quando quell’origine che rifiutava tanto non si è trasformata in una bella opportunità. 

E poi c’era Blerina, dagli occhi grandi e la spiccata cadenza bolognese, giunta qui vent’anni fa dall’Albania della guerra, dalla quale era riuscita a portare via solo alcune fotografie in bianco e nero, che ci ha tenuto a sottolineare come a volte la fuga di massa sia una disperata questione di vita o di morte e non di certo un’invasione.

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E infine c’era Siid, cresciuto coltivando il fascino per l’Italia trasmessogli dal padre e che ringraziava il fatto di aver potuto seguire da vicino la gravidanza della sua compagna partecipando ai corsi pre-parto, opportunità che in Eritrea, per costume, non avrebbe potuto cogliere.

Una passeggiata speciale, la cui ricchezza non è venuta dall’esplorazione di monumenti, musei o chissà cos’altro ma dalle persone. E dalla semplicità dei ricordi, dalle storie di vita vera e dalle esperienze vissute. Storie ed esperienze di fuga, di solitudine, di incomprensione; storie ed esperienze che oggi più che mai ci camminano a fianco e ci riguardano tutti, anche quando le ignoriamo. 

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E, tra le varie cose, durante il tour si è parlato di inclusione sociale, lotta per la cittadinanza e precetti dell’Islam; tutti argomenti sui quali, molto spesso, preferiamo mettere una pietra sopra perché tanto non ci toccano. Ed è proprio qui che sbagliamo, e di brutto anche: basta una passeggiata nel tessuto multiculturale di un quartiere come la Bolognina per rendersene conto. Basta osservare i volti al mercato, le insegne sulle botteghe e i ristoranti che popolano le sue strade. Basta guardarla mentre cambia, negli anni, lei e Bologna intera. Le altre nostre città e l’Italia intera. Eccome se ci riguarda.

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A chi abita nelle città coinvolte nel progetto Migrantour dico che conviene sul serio partecipare a una di queste passeggiate (trovate tutte le info sui loro eventi e sui prossimi appuntamenti sul sito www.mygrantour.org e sulla pagina Facebook di Migrantour Viaggi Solidali). Fatelo per vedere cosa sono in grado di fare le nostre città. Fatelo per scoprire cosa stiamo diventando noi cittadini e a quali storie si stanno intrecciando le nostre vite. Fatelo per togliere tutte quelle pietre messe sopra, a volte con astio, a volte con ignoranza, e per cominciare finalmente ad aprire gli occhi e a capire. 

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E poi, credetemi, fatelo anche per innamorarvi ancora di più del posto in cui vivete, come è successo a me. Non perché sabato scorso abbia scoperto una Bologna perfetta nelle vesti della città ideale in cui tutti vorrebbero vivere. Ma perché ho scoperto una Bologna ancora più grande di quanto pensassi; un posto in cui si è lottato tanto, a più riprese e per motivi diversi; una città che non è mai uguale a se stessa ma che nel tempo è cambiata tanto. Ma la sua forza, la sua apertura e la sua generosità, ecco quelle sono rimaste identiche.