Vivere a Berlino: l’esperienza di Giulia

Una, nessuna e centomila Berlino

Io a Berlino non ci volevo nemmeno venire. Quando nel 2005 decisi di trasferirmi in Germania, Berlino non veniva affatto presa in considerazione. Molti la preferiscono ad altre città perché la definiscono poco tedesca, non sembra di stare in Germania, lingua a parte. A me invece non piaceva proprio per questo motivo.

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Dopo qualche peripezia iniziale sono finita a Lipsia e ci sono rimasta per 4 anni. Lipsia era casa. Era la mia indipendenza, il primo appartamento da sola, il primo lavoro e tante altre prime volte. Lipsia mi ha accolto tra le sue braccia e io l’amavo.

Berlino dista da Lipsia appena un’ora di treno, capitava quindi che per qualche evento particolare o per fare una gita andassi a Berlino. Dopo qualche ora nella capitale sentivo però la necessità di tornare nella tranquilla, silenziosa e pulita Lipsia, e scappavo via.

Dopo 4 anni di vita lipsiense io e il mio compagno ci siamo trasferiti per lavoro a Berlino. Io ho impiegato anni ad ambientarmi e ad accettare questa città. Ho dovuto imparare a conoscerla e ad apprezzarla per non impazzire.

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La prima cosa a mio avviso destabilizzante di Berlino è la mancanza di un centro. Diversamente dalle altre città tedesche manca una zona pedonale che sia centro delle attività cittadine. A Monaco il centro è la zona attorno a Marienplatz, a Francoforte è la Zeil, a Lipsia praticamente tutto il centro storico delimitato dal Ring. Ma a Berlino? Mitte costituisce il centro geografico della città, ma non è di certo il centro della vita berlinese. Al Mitte si possono visitare i musei dell’isola, il Duomo, la Porta di Brandeburgo e il Parlamento, ma non è il centro.

Il fatto è che non esiste una sola Berlino, ma ne esistono tante quanti sono i quartieri. Ogni quartiere ha una sua identità, sue caratteristiche e un suo centro che è il punto di ritrovo per gli abitanti. Prenzlauer Berg ha la fama di essere il quartiere per giovani famiglie, carrozzine e bambini sono l’elemento caratteristico così come i Kindercafe (piccoli bistro che dispongono sempre di uno spazio per far giocare i più piccoli) che spuntano come funghi. Se non vi piacciono i bambini sapete dove non dovete andare. Friedrichshain è il quartiere dei locali, della musica e dei più giovani, se siete persone che cercano la tranquillità e il silenzio non è il quartiere adatto a voi. Charlottenburg è il quartiere dei benestanti ormai non più giovanissimi. Ciò non toglie però che anche a Charlottenburg si trovino giovani coppie con prole che vanno a mangiare nei Kindercafe, perché Berlino non è mai un luogo comune o un cliché. Esistono coppie senza figli anche a Prenzlauer Berg, così come a Friedrichshain esistono strade senza locali.

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Berlino non è una sola ma sono tante; io ho impiegato qualche anno per capire quale Berlino volessi essere. Se però inizialmente consideravo questa caratteristica come un difetto, in seguito ho capito che in realtà si trattava di un pregio perché Berlino riesce a soddisfare e accontentare tutti.

Un altro difetto nel quale mi sono imbattuta sono le distanze. Per andare al lavoro si può impiegare anche più di un’ora. Ho amici che abitano a Prenzlauer Berg (tutti con prole, sarà un caso?) che non vedo da anni perché è “troppo lontano”.  Alla fine ho utilizzato le distanze e i tempi di percorrenza per leggere, c’è gente che le usa per lavorare a maglia, chi per giocare a Candy Crash, chi per ripassare la lezione prima di entrare a scuola.  A volte le distanze servono da previsioni meteo immediate: “Guarda che qui a Schöneberg piove, tra poco la pioggia arriva pure da te. Se esci, prendi l’ombrello”.

Una cosa che invece non mi sarei mai aspettata da una città così grande è il fatto che sia così a misura di bimbo (anche oltre i confini di Prenzlauer).  Prima di diventare mamma non avevo mai fatto caso al numero spropositato di Spielplätze (parchi gioco) e di attività che ci sono per i bambini. Persino i numerosi centri commerciali organizzano durante le festività attività e laboratori per i più piccoli (per esempio sulla decorazione dei biscotti di Natale).

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Da ormai quasi otto anni vivo qui e posso dire che se non è proprio diventato amore tra me e Berlino si è creata una sorta di dipendenza perché credo di non poter più vivere senza di lei. In questa città puoi trovare tutto ciò di cui hai bisogno: dal corso di danza irlandese a quello di ceramica; dal locale più trasgressivo dove entri solo se sei disposto a spogliarti del tutto al concerto alla Philharmonie. Io a Berlino ho persino trovato un negozio che vende le arance di Ribera ed è stata subito commozione.

Certo non ci sono sole e mare, ma non si può avere sempre tutto, no?

Vi starete chiedendo in quale quartiere abito. Ho due figli, non amo discoteche e locali notturni, non mi piacciono in generale i luoghi affollati. Non sono ricca e sono ancora giovane. Ho trovato il mio habitat ideale a Steglitz, al confine con Schöneberg, a due passi dal negozio che vende arance.

 

Questo post è stato scritto da Giulia Camarda, blogger di letteredaberlino.wordpress.com

Mi chiamo Giulia, ho 37 anni e da 12 vivo in Germania. Mi sono laureata in Lingue nella mia Palermo e ho frequentato un Master in Didattica dell’italiano a stranieri a Venezia. Il mio sogno, che si è poi perso per strada, era insegnare la mia lingua ai tedeschi. Dopo qualche anno di tentativi più o meno proficui mi sono dedicata ad altro e oggi mi occupo dei diritti dei passeggeri.

Ho due bimbi piccoli, Ciccio di 4 anni e il piccolo crucco (l’unico ad avere la doppia cittadinanza per ora) di sei mesi. Il papà me lo sono andata a prendere nella mia isola, in Sicilia, che tra tutti ‘sti tedeschi, ogni tanto è bello poter parlare in dialetto.