Scoprire il Nepal con Apeiron

La scorsa settimana ho visitato a Bologna la mostra fotografica “Maheela – Quando essere donna è una sfida quotidianarealizzata da Apeiron onlus, un bellissimo progetto nato con l’obiettivo di documentare le difficoltà contro cui ogni giorno le donne nepalesi si trovano a combattere. La mostra è solo di uno dei mille progetti mediante i quali la onlus sostiene da anni le donne del piccolo paese himalayano e, dato che l’argomento (nonché il Nepal) mi interessa molto, ho pensato di approfondirlo rivolgendo qualche domanda a Michela Monachesi, Responsabile delle attività in Italia di Apeiron.

In cosa consistono i progetti di Apeiron?

Il lavoro di Apeiron si concentra in Nepal, in una realtà fatta di esclusione e violenza in cui le donne sono considerate cittadine di secondo ordine.
Per rendere il nostro intervento sostenibile e duraturo ci impegniamo a coinvolgere anche la parte maschile della famiglia e della comunità e ad affrontare le numerose cause – economiche, sociali, religiose – che condannano le donne nepalesi a una vita di fatiche e rinunce.

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Crediamo fermamente, infatti, che solo un approccio olistico consenta di risolvere i problemi alla radice e sfidare le pratiche vessatorie che insidiano la vita delle donne nepalesi.
Apeiron segue due tipologie di progetti: i primi sono quelli di risposta all’emergenza. Vorremmo sempre prevenire gli abusi e le violenze, ma purtroppo spesso dobbiamo prenderci cura di chi ne ha già subiti. A questo proposito un importante esempio è costituito dal progetto CASANepal, una casa-rifugio sita nella Valle di Kathmandu che Apeiron ha aperto nel 2007 per rispondere alle violenze domestiche. Qui accogliamo donne seviziate, insultate, vessate, abbandonate, rifiutate e accusate di stregoneria: donne “spezzate” per le quali è necessario intervenire in maniera cauta ma tempestiva.
L’obiettivo è quello di evitare alle ospiti di CASANepal ulteriori traumi e di incoraggiare il loro reinserimento nella società. Apeiron assicura loro un rifugio accogliente e sicuro insieme ad assistenza psicologica, medica e legale e la possibilità di corsi di formazione professionali pensati su misura. All’uscita dalla struttura protetta, Apeiron individua una o più persone all’interno della cerchia di relazioni sociali della donna che possano costituire per lei un punto di riferimento e supporto per una serenità duratura.

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Con il secondo tipo di progetti, quelli che definiamo interventi di prevenzione, vogliamo dimostrare quanto una famiglia e l’intera comunità possano beneficiare del rifiuto delle discriminazioni e dell’effettiva possibilità di realizzazione delle potenzialità di ciascuno dei suoi membri. Per farlo utilizziamo un approccio che mira da un lato a sensibilizzare la comunità sul ruolo fondamentale della donna all’interno della società e della famiglia; dall’altro, ad agevolare le donne nell’acquisire quell’indipendenza economica indispensabile per renderle libere e autonome.
Ad esempio, all’interno dei progetti di Micro Impresa Femminile che Apeiron realizza in diversi distretti rurali del Paese vengono formati gruppi di donne fortemente interessate a diventare indipendenti, alle quali vengono forniti gli strumenti (formazione e materie prime) per avviare piccole attività imprenditoriali di tipo agricolo.
Per incoraggiare poi la commercializzazione dei prodotti vengono creati sistemi di raccolta e distribuzione con l’ausilio di cooperative locali.

Allo stesso tempo, per rendere la comunità, le famiglie e le donne stesse consapevoli dei propri diritti e potenzialità, avviamo un percorso di educazione non formale che tocca numerose tematiche come salute e benessere personale e della comunità, diritti umani, percorsi di crescita e realizzazione individuale.

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Quale è la situazione delle donne in Nepal?

La condizione femminile in Nepal è, ancora oggi, drammatica: discriminazione e violenza domestica nei confronti delle donne sono, infatti, pratiche tristemente diffuse in tutto il Paese. Fattori culturali, religiosi ed economici favoriscono da sempre il dominio maschile in ogni campo, contribuendo a relegare la donna a posizioni di mera subalternità, rendendola facile vittima di comportamenti vessatori.
La bassa considerazione riservata alle donne è chiara sin dalla loro nascita. Nel contesto culturale nepalese, infatti, la nascita di una figlia è un evento spesso accolto con rammarico, se non come segno di imminente sfortuna. Una figlia è considerata un peso per la famiglia che ha il dovere di crescerla fino a quando non sarà pronta per il matrimonio, momento a partire dal quale verrà irrevocabilmente “ceduta” alla famiglia del marito. La figlia che viene data in sposa, quindi, passa dalla famiglia d’origine a quella del marito, ove vige una severa gerarchia che la confina a posizione di serva di tutti e, come tale, estremamente vulnerabile.
Inoltre, la pratica dei child marriage (ossia combinare matrimoni tra fanciulli) e quella della dote contribuiscono a creare terreno ancor più fertile per violenze e angherie. Non di rado, infatti, le spose novelle si trovano loro malgrado a essere oggetto di recriminazioni e rancori motivati da una dote insoddisfacente.
Le stesse tradizioni religiose, poi, hanno avuto una profonda influenza nel definire il ruolo subordinato della donna: per l’induismo, la religione prevalente in Nepal, spiritualmente il marito è Maestro e Dio della propria moglie, la quale ne è serva e schiava per tutta la vita.

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In alcune zone occidentali del Paese, poi, la condizione femminile è ancora più grave. Qui, infatti, vige ancora la tradizione del “Chaupadi”, secondo la quale una donna durante il ciclo mestruale e prima e dopo il parto è considerata impura e non può avvicinarsi ad altre persone, in particolare di sesso maschile. In questi casi le donne sono costrette a dormire isolate dal resto della famiglia, in stalle o in capanne, dove è facile cadere vittime di malattie o attacchi di bestie feroci. Il timore di far arrabbiare gli dei con gravi conseguenze per l’intera comunità impedisce tuttavia alle donne di opporsi al loro destino e a quello riservato alle loro figlie.
Ad aggravare il tutto, va ad aggiungersi il sistema gerarchico delle caste, ancora attuale nella società Nepalese. Alle donne Dalit, la casta più discriminata, è negato l’accesso a numerosi diritti fondamentali. È, ad esempio, fatto loro divieto di sedersi vicino ai membri delle caste più elevate all’interno dei tempi, abbeverarsi alle fonti pubbliche e persino accomodarsi in alcuni ristoranti. Appena tollerate se instancabili lavoratrici, le donne Dalit sono tenute comunque a gran distanza dalle famiglie dove si trovano a prestare i propri servizi.
In alcune case è vietato loro l’ingresso soprattutto in cucina, dato che la tradizione vuole che il cibo toccato dai Dalit diventi impuro e quindi non più commestibile.
Quale ulteriore conseguenza dell’assoluta superiorità maschile va annoverata infine la totale dipendenza economica della donna dal marito. Dipendenza che rende difficile, se non impossibile, per la donna affrancarsi dal dominio maschile anche quando le angherie e le vessazioni nei suoi confronti sono gravi e quotidiane. Se a questo aggiungiamo lo stigma sociale a cui la donna è esposta nel caso in cui decida di vivere da sola, le opportunità di un riscatto sociale diventano minime.
L’estrema povertà, la dilagante disoccupazione e la diffusione dell’alcolismo contribuiscono a creare terreno ancor più fertile per le innumerevoli violenze perpetrate nei confronti delle donne in famiglia.
Il sistema normativo e giudiziario nepalese, poi, non fornisce efficaci rimedi per contrastare e punire la violenza domestica e gli episodi di aperta discriminazione. Salvo che la violenza non si concluda con la morte o il tentato omicidio della donna, è raro che le autorità perseguano il marito (o il padre o il fratello ecc..) violento.
Infine, la poligamia, ufficialmente illegale ma vastamente praticata e tollerata in Nepal, è considerata dalle donne stesse una delle più diffuse cause di violenze e discriminazioni nei loro confronti. Spesso, infatti, gli uomini che si risposano trattano in maniera del tutto iniqua la prima moglie.

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Com’è la situazione del Paese a seguito del terremoto del 2015?

Dopo il terremoto che il 25 Aprile 2015 ha ucciso quasi 9.000 persone e ha distrutto più di 824.000 case, l’Autorità per la ricostruzione del Paese aveva immediatamente pubblicato un programma per pianificare la ricostruzione delle abitazioni. Ma a causa di un cattivo coordinamento del governo, a due anni di distanza, appena il 5% delle case distrutte sono state ricostruite.
Il progresso è stato dolorosamente lento per le famiglie che hanno trascorso due inverni senza un adeguato riparo. Molti vivono in capanne improvvisate e tende di bambù. Inoltre, problemi ricorrenti quali la mancanza di acqua e di altre materie prime fa sì che anche le famiglie che ricevono i pagamenti non sono in grado di iniziare a costruire. Alcune famiglie hanno dovuto viaggiare per diversi giorni per raggiungere gli uffici del governo locale per firmare per la compensazione del denaro che gli è stato promesso. Altri lottano per trovare materiali e lavoratori qualificati per costruire la propria casa. Altri ancora hanno aspettato mesi per il controllo degli ispettori che gli garantisse il rilascio della tranche di finanziamento successiva.
C’è molto da fare e il più grande passo avanti può arrivare nel mese di maggio, quando il Nepal avrà elezioni locali per la prima volta in 20 anni. 34.203 rappresentanti direttamente eletti daranno alle comunità locali una voce più forte nelle decisioni nazionali. La loro prima priorità speriamo sia quella di completare il ripristino delle abitazioni a seguito del terremoto.

Cosa possono fare i privati e le aziende per sostenere le vostre attività?

Ci sono tanti modi per sostenere il lavoro di Apeiron e schierarsi dalla parte delle donne del Nepal.

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Un primo semplice passo che un’Azienda o un privato possono compiere è quello di devolvere un contributo per sostenere uno dei nostri progetti, per esempio sostenendo una mamma ospite di CASANepal.
L’Azienda può anche aiutarci a divulgare un breve messaggio tra i propri dipendenti per promuovere la campagna di Apeiron sulla sottoscrizione del 5×1000. Alle Aziende interessate a questa proposta inviamo apposito materiale da inserire nella busta paga del proprio personale dipendente. Naturalmente anche i privati possono devolvere ad Apeiron il proprio 5×1000.
Inoltre un privato può contribuire testimoniando il suo sostegno come Amico di Apeiron  o ancora ricordandosi di Apeiron in occasione delle sue ricorrenze speciali  acquistando le nostre bomboniere solidali o decidendo di festeggiare il proprio compleanno con le donne di CASANepal grazie alla piattaforma Idobu. Oppure può fare un passo ancora più importante: diventare nostro volontario, unirsi ad uno dei nostri gruppi locali e organizzare eventi solidali.

Quali volti del Nepal vi preme mostrare ai viaggiatori che scelgono i vostri itinerari?

Apeiron non è un’agenzia turistica e non organizza direttamente viaggi ma, grazie ai contatti con professionisti e volontari locali creati in anni di presenza in loco, possiamo offrire a tutti coloro che desiderano visitare il Nepal numerosi consigli che renderanno il viaggio un’esperienza indimenticabile.

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Grazie al personale di Apeiron e in particolare alla presenza di Barbara Monachesi, Responsabile dell’attività dell’associazione in Nepal, che vive da più di 10 anni nel piccolo Stato himalayano, offriamo infatti a tutti i visitatori che ci contattano la possibilità di conoscere di persona i progetti dell’Associazione, il nostro lavoro e la realtà in cui giorno dopo giorno operiamo, unendo così l’emozione del viaggio a una conoscenza più approfondita della sua cultura, delle sue tradizioni e delle persone che lo abitano.

Quali sono i punti di forza della destinazione Nepal?

Il Nepal è un Paese estremamente affascinante. Un luogo dai contrasti forti, dai colori accesi e dai panorami mozzafiato. Un viaggio tra la gente e i luoghi di questo piccolo regno himalayano è un’esperienza umana e culturale veramente straordinaria.
Credo ad ogni modo che il principale punto di forza del Nepal sia il suo popolo, da tanti conosciuto come popolo del sorriso, che con la sua enorme gentilezza e ospitalità accompagnerà chiunque incontrerà in un viaggio che è al contempo spirituale e passionale. In qualunque luogo del Nepal, dalla caotica capitale Kathmandu al più piccolo dei suoi remoti villaggi, è incredibile quanto ci senta accolti e sorprendentemente a casa.

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Un paio di posti del Nepal che più ti sono rimasti nel cuore?

Ci sono due luoghi che ogni volta che torno in Nepal non manco mai di visitare.
Boudhanath, il più grande stupa buddista del Nepal situato a circa 5 km dal centro di Kathmandu, sede di una grande comunità di rifugiati tibetani e alcuni monasteri buddisti. Accecati dalla sua imponente cupola bianca che contrasta con le movimentate file di bandierine votive di diversi colori è impossibile non rimanere estasiati dalla calma e grande spiritualità che pervade questo luogo.
Arrivando poi da Kathmandu alla piccola, antica città di Bhaktapur, senza macchine e con templi e palazzi di rara bellezza, sembra di essere precipitati indietro nel tempo. Lo splendore di Bhaktapur non è solo costituito dalle sue piazze e la particolare architettura newari, ma da un labirinto di stradine dove poter incontrare tanti abilissimi artigiani (principalmente vasai e falegnami) intenti nel loro lavoro.

Cosa trova e cosa impara chi decide di compiere un viaggio in Nepal?

Chiunque decida di viaggiare in Nepal nel prossimo futuro troverà un Paese ancora profondamente ferito dai segni che ha lasciato dietro sé il sisma del 2015, ma al tempo stesso incontrerà un Paese determinato a ricominciare.
Oggi come ieri ogni visitatore del piccolo Stato himalayano si porterà a casa la grande calma e l’innata pazienza che contraddistingue il popolo nepalese. Qui si affrontano molti aspetti della vita con più serenità, con una maggiore distanza interiore rispetto alla frenesia della nostra quotidiana, ma soprattutto lo si fa con il sorriso sulle labbra, tratto che contraddistingue il popolo del sorriso, tanto amato da Apeiron. 
Il mio consiglio per chi desidera conoscere più da vicino il Nepal è visitare la mostra fotografica “Maheela | quando essere donne è una sfida quotidiana” con la quale nel 2017 portiamo in giro per ltalia i colori, i sorrisi e la quotidianità del Paese, delle sue donne e del nostro lavoro al loro fianco. Sul nostro sito trovate il programma con tutte le tappe previste. E’ possibile seguire l’evento anche utilizzando gli hashtag #Maheela e #MaheelaForNepal.

(tutte le immagini presenti in questo articolo sono di proprietà di Apeiron onlus)