Il concerto dei Depeche Mode a Bologna

No, non siete capitati su un blog che si occupa di recensioni di dischi e concerti. Questo è nato come blog che parla di viaggi e rimane un blog che parla di viaggi, con tutte le riflessioni nesse e connesse che ruotano intorno all’argomento.

Ma volete mica che la musica, specie quella dei Big che ti fanno sognare da anni e che ti regalano emozioni sia dal vivo e sia in cuffia, non sia intimamente legata al tema del viaggio (quello mentale soprattutto)? E volete che io non ne parli?

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Dave Gahan

Se qui sul blog trovate quindi due post dedicati a due concerti diversi a distanza di pochi giorni sappiate che è solo un caso. È solo un caso che io, nell’arco di una settimana esatta, abbia avuto l’immensa fortuna di fare il pieno di due meraviglie, due pezzi di storia della musica e di storia della mia vita. Prima gli Aerosmith, visti sette giorni fa al Firenze Rocks durante la data italiana del loro ultimo tour, e poi, ieri sera, i grandissimi Depeche Mode.

Ogni volta che i Depeche Mode tirano fuori un nuovo album e ogni volta prima di andare a un loro concerto (li ho visti dal vivo solo due volte finora, non credete che abbia all’attivo decine di serate con questi ragazzacci) vado a rileggermi la bio di Dave Gahan. Un mostro di uomo, un essere soprannaturale. È sopravvissuto a tutto, a tante di quelle cose che solitamente stroncano anche prese singolarmente, figuriamoci tutte insieme nell’arco di un’unica vita: tumori, overdose, tentativi di suicidio, tre matrimoni e altre beghe familiari, riabilitazioni, vita frenetica da star della musica. E ancora oggi, a 55 anni, è lì sul palco che salta, sculetta, suda in maniera improponibile e, soprattutto, non sbaglia un colpo con la voce. Un animale da concerti, da live, da musica nel sangue. Uno che si esalta se il pubblico conosce i versi delle sue canzoni o prolunga ogni brano con cori e coretti.

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Martin Gore

E mi ha fatto piacere non aver notato invecchiamenti e decadimenti fisici vari rispetto al tour di The Delta Machine del 2013, quando ho visto i Depeche Mode dal vivo per la prima volta. Quattro anni che non sembrano passati, almeno per lui. Forse, a questo proposito, chi segue il gruppo in modo più assiduo o chi ne sa di musica più di me potrebbe avere qualcosa da ridire; a me ieri è sembrato che per il vecchio/giovane Dave il tempo si fosse fermato.

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Dave Gahan in forma durante il concerto allo Stadio Dall’Ara

Non sono una di quelle fan super accanite. Ascolto i Depeche Mode da secoli ma non conosco tutti i loro testi a memoria o la storia cronologica della loro discografia come mi succede per gli Aerosmith, i Placebo e gli U2 (a proposito: questi ultimi quando riuscirò a rivederli?). Del loro ultimo album, Spirit, prima di ieri sera conoscevo a stento un paio di brani. Li seguo e basta, restando soprattutto ancorata ai loro pezzi classici tipo Enjoy the Silence e compagnia bella. Però, obiettivamente, lo spettacolo che i Depeche Mode riservano dal vivo accalappierebbe persino chi non li ha mai neanche sentiti nominare. E anche i brani nuovi, quelli che di solito bisogna ascoltare un paio di volte prima di farseli piacere, dal vivo spaccano di brutto. Un gruppo per il quale vale sempre la pena acquistare un biglietto, fare la fila sotto il sole in attesa dell’apertura dei cancelli e una volta dentro aspettare quelle due-tre ore in piedi che inizi il concerto. E, durante l’esibizione, varrebbe anche la pena di lasciare i telefonini in borsa o in tasca, lasciar perdere foto e video e godersi lo spettacolo.

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Depeche Mode in Tour a Bologna

(Non fate come me: al prossimo concerto dei Depeche Mode tenete gli occhi fissi sul palco ed evitate di scattare un centinaio di foto inutili come quelle che trovate in questo post. Nonostante fossi abbastanza vicina al palco, infatti, ero comunque troppo distante per i canoni della mia fotocamera e i risultati si vedono). Buona musica a tutti.