Da fare in Friuli Venezia Giulia: una gita ai laghi di Fusine e a Monte Santo di Lussari

“Fa caldo, non se ne può più. Andiamo a prendere fresco?”

Detto, deciso, fatto. Zaini riempiti di corsa, montati in auto e via.

Più o meno è andata così. Via di corsa verso Est, l’estrema punta dell’Italia, il luogo verso cui ormai ci dirigiamo automaticamente quando le temperature di Bologna rendono difficoltosa persino la respirazione.

Sono ormai quasi quattro anni che mi rifugio periodicamente in Friuli Venezia Giulia; che sia per scappare dal caldo, per allontanare il caos o per rivedere il mare.

Questa volta avevamo bisogno di sentire freddo e circondarci di silenzio, due cose dure da trovare ultimamente.

E in questa esigenza il Friuli Venezia Giulia ci viene incontro dodici mesi l’anno; e lo scorso weekend si è confermato ancora una volta come strumento di “rinascita” (vabbè, caliamo i toni, diciamo “ripresa”). Ci siamo ripresi alla grande, guardando le foto capirete perché.

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Santuario di Monte Santo di Lussari

Cercavamo il freddo, si diceva. E lo abbiamo trovato. Freddo, pioggia e grandine.

Non in città ma in montagna, a quota 1800 metri, dopo aver raggiunto con la funivia (non ne prendevo una da secoli) un microcosmo impreziosito da un santuario. E tutto intorno la quiete delle montagne, spezzata solo dalla presenza dei turisti che in quel microcosmo ci arrivano per fare un salto in chiesa ma poi si fermano per accomodarsi in trattoria o acquistare un souvenir.

Il microcosmo montano si chiama Monte Santo di Lussari e osservandolo da lontano, dalla stazione della funivia che conduce lì, ci si accorge subito di quanto poca Italia ci sia, da queste parti. Non a caso siamo sopra Tarvisio, in provincia di Udine, nella punta dove tre paesi diversi si toccano e le lingue che si sentono parlare più di frequente sono lo sloveno e il tedesco.

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Monte Santo di Lussari

L’aria diviene più fredda e le nuvole che sfiorano le cime più opprimenti e più scure. In un attimo, ecco pioggia, grandine e sedici gradi. Funivia chiusa momentaneamente. Cercavamo il freddo e siamo stati accontentati.

A valle, invece, ritroviamo il sole. E con lui tutti i colori di questa porzione di Italia che i miei occhi reclamano ogni pochi mesi. È questa per me la vera rinascita.

È il colore verde scuro e brillante dell’acqua dei laghi di Fusine, i due specchi dove cime alte anche 2700 metri si affacciano. È l’odore dei boschi, dell’aria pulita, di qualcosa che ancora resiste incontaminata. L’odore della quiete che agisce indisturbata.

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Uno dei due laghi di Fusine

Da una vita sognavo di raggiungere questo paradiso, ingolosita dalle immagini postate dagli instagramers locali. E sono felice di averlo raggiunto in estate, in piena esplosione di profumi e sfumature.

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Lago di Fusine

E poi si va avanti, si torna in auto e si procede. Si attraversano decine di paesini fatti ognuno di una via e poche case. Ogni tanto un ristorante, un rifugio, una chiesa. Nessuno nei paraggi, solo montagne e alberi.

Finestre e porte chiuse ma addobbate con vasi e fiori colorati. Cerchiamo la famosa fontana di acqua sulfurea, si dice faccia bene per tantissimi motivi. La troviamo a Bagni di Lusnizza, una frazione che forse non arriva neanche a 100 abitanti. Ci accoglie una chiesetta che, se non fosse per l’impalcatura che presenta su un lato, sembrerebbe abbandonata (e anche alquanto inquietante).

Siamo nell’estremità della punta più estrema del nostro paese. E non solo geograficamente. Non si direbbe, ma è Friuli Venezia Giulia anche questo. Non sembra, ma è Italia anche questo. 

Hanno un fascino tutto loro, questi posti. Vanno attraversati con calma e osservati da mille lati, per capirlo. Vanno attraversati e osservati e basta.

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Bagni di Lusnizza

Hanno il fascino di quello che non si riesce ad afferrare, dei suoni e delle parole che una del Sud come me non sempre riesce a distinguere. E la personalità complessa delle terre di confine, quelle dove due o addirittura tre caratteri si mescolano e si fondono. E hanno il profilo semplice delle strade dove non passa quasi nessuno, poche case e un campanile. Ma c’è la natura, la presenza più incombente che regna sovrana a ogni metro.

Un fascino al quale cedo sempre, che non mi stanco mai di trovare.

Per fortuna la strada è ancora lunga e da queste parti ho tanti posti da vedere.