Migrantour: nuovi mondi a chilometro zero

Un piccolo grande viaggio sotto casa. Lì dove c’è un mondo (anzi, tanti mondi) fatto di storie, usanze e tradizioni che aspetta solo di essere scoperto e conosciuto. Questo è quello che si propone (e ci propone) l’iniziativa  Migrantour, nata nel 2010 dalla collaborazione del tour operator Viaggi Solidali con le ong ACRA-CCS e Oxfam Italia e che ad oggi ha coinvolto sette città italiane (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino) e quattro europee (Lisbona, Marsiglia, Parigi, Valencia).

Undici città in cui è possibile compiere una nuova esperienza di turismo urbano, accompagnati da cittadini di origine straniera attraverso le culture del mondo, alla scoperta dei nostri quartieri più straordinariamente multietnici.

Ne parliamo nell’intervista che segue assieme a Stefania Carrara, referente di Viaggi Solidali per la rete italiana di Migrantour.

Come nasce Migrantour?

Migrantour è nato nel 2010 da un’idea dell’antropologo Francesco Vietti che all’epoca teneva dei corsi di lingua italiana per stranieri a Torino. Durante le sue ore in aula aveva intravisto un potenziale inespresso nei suoi alunni. Nella maggior parte dei casi si trattava di persone che abitavano in quartieri troppo spesso dimenticati o poco frequentati dagli italiani (come nel caso di Porta Palazzo) e, tuttavia, dimostravano un forte legame nei confronti di quei luoghi. Così, grazie alla collaborazione di Viaggi Solidali, pensò di coinvolgere un gruppo di migranti di vecchia e nuova generazione residenti nel quartiere in qualità di accompagnatori di speciali passeggiate urbane.

L’iniziativa torinese, sostenuta fin dall’inizio dalle ong ACRA-CCS e Oxfam Italia, è proseguita negli anni seguenti con ottimi riscontri di partecipazione da parte del pubblico e d’interesse da parte dei mezzi di comunicazione e del mondo accademico e ha costituito la base su cui è stato ideato il progetto europeo Migrantour.

Viaggi Solidali, ACRA-CCS e Oxfam Italia hanno quindi individuato una serie di partner in diversi paesi europei che avessero una riconosciuta esperienza nel campo della formazione interculturale, delle politiche e delle pratiche d’integrazione dei migranti e del turismo responsabile come fattore di sviluppo sostenibile del territorio.

Quali sono gli obiettivi?

Migrantour nasce a scopo educativo per fare in modo sia che la cittadinanza scopra i tratti della propria cultura che si avvicinano a culture e tradizioni altre e sia che vengano valorizzati e riscoperti luoghi poco noti. Durante le nostre passeggiate ci preme mettere in risalto i punti in comune e, allo stesso tempo, far comprendere le ragioni di scelte e i comportamenti diversi dai nostri. Ad esempio, spiegare perché è necessario togliersi le scarpe quando si entra in una moschea; o, ancora, perché donne e uomini debbano pregare in ambienti separati. Quando possibile lo facciamo spiegare direttamente dai referenti del centro di culto.

Che riscontri ha avuto finora?

I numeri ci soddisfano molto: dal 2010 a settembre 2016 abbiamo accompagnato in giro per le città circa 18.000 persone. Torino in questo la fa da padrona, seguita da Genova e Parigi.

I riscontri più positivi li abbiamo dalle scuole. Ad esempio, poter accompagnare gli studenti della scuola alberghiera di Firenze al mercato di San Lorenzo o nell’area di Sant’Ambrogio significa poter regalare loro una nuova esperienza di accesso al cibo passeggiando per luoghi che difficilmente conoscono. Per loro significa approcciarsi in modo concreto ed efficace al rispetto per l’altro, qualcosa che sentono di continuo tra i banchi di scuola ma che difficilmente hanno modo di sperimentare.

Le nostre passeggiate piacciono anche al pubblico adulto, all’inizio un po’ più diffidente ma che poi, dopo aver conosciuto i nostri accompagnatori, abbandona totalmente qualsiasi pregiudizio. Ad esempio, il fatto di poter entrare nei luoghi di culto delle altre religioni, spiegare loro come ci si comporta all’interno di questi ambienti, dare loro l’opportunità di confrontarsi direttamente con un referente che li segue passo passo conferisce alla loro esperienza un valore aggiunto notevole e gli permette di soddisfare qualsiasi tipo di dubbio o curiosità.

Come scegliete e formate gli accompagnatori?

Ci rivolgiamo a persone che hanno già una buona padronanza della lingua italiana e che prevedano di restare stabilmente nel nostro paese, dato che il nostro percorso di formazione è piuttosto impegnativo. Il corso di formazione prevede almeno una ventina di ore in aula, durante le quali gli aspiranti accompagnatori studiano la storia contemporanea della città e imparano cosa significa instaurare un dialogo multiculturale, e circa 80 ore di tirocinio. Molto dipende se in passato hanno già svolto il ruolo di accompagnatori o mediatori culturali. In generale poi, fin dal primo colloquio di ammissione, ascoltiamo le loro storie in modo da poterle valorizzare durante le passeggiate.

Difficilmente tra i nostri accompagnatori riusciamo a includere i richiedenti asilo, trattandosi di persone che ancora non conoscono l’italiano. Ma facciamo in modo di renderli partecipi delle nostre passeggiate in qualità di testimoni, di modo che il gruppo possa incontrarli e ascoltare anche le loro storie.

Come scegliete i percorsi da fare e i luoghi da vedere?

Partiamo da uno studio di fattibilità volto a individuare le zone multiculturali delle nostre città che possono essere più interessanti da mostrare. Chiaramente, poi, ogni itinerario varia in base all’accompagnatore, al suo profilo, alle sue esperienze e alle cose che deciderà di condividere con il gruppo.

Nell’arco delle due ore di passeggiata inseriamo sempre un incontro con un’associazione, un esercente o un referente religioso per poter dare spazio a realtà e luoghi che magari svolgono un lavoro di nicchia e non sono noti ai più. Nello specifico, in questi quartieri il terzo settore rappresenta un’enorme ricchezza che però è poco o per nulla nota. In generale, ci preme mostrare luoghi e attività dei quali la maggior parte della gente ignora persino la posizione.

Quali sono gli aspetti delle nostre città che agli accompagnatori di Migrantour preme mettere in risalto durante le passeggiate?

Cerchiamo di ricordare ai partecipanti dei nostri tour che spesso la storia delle nostre città si basa su persone e culture che provengono da lontano. L’immigrazione, infatti, non è un fenomeno esclusivo dei nostri tempi ma c’è sempre stata e ha contribuito enormemente a definire l’aspetto delle città. A noi interessa individuarne le tracce, ad esempio mostrando al gruppo quali delle nostre usanze derivano da quelle culture. Ci interessa illustrare loro come stanno cambiando le città e come, grazie all’immigrazione, si stiano arricchendo di nuove competenze, nuove lingue e nuovi artigiani.

Cosa deve aspettarsi chi partecipa a una passeggiata insieme a voi?

Devono essere pronti a fare la conoscenza degli altri mondi che hanno sotto casa, a scoprire come le nostre città pullulano di una ricchezza inespressa di culture e tradizioni diverse.

Una cosa che ci commuove sempre è notare quanto i nuovi cittadini siano profondamente legati alle nostre città. Penso, ad esempio, al primo corso che abbiamo organizzato tempo fa a Firenze: avevamo chiesto ai nostri futuri accompagnatori di indicarci cosa gli piacesse e cosa non gli piacesse della città; ebbene, molti di loro ci risposero che non gli faceva affatto piacere vedere quanto Firenze fosse sporca e trascurata e non se ne capacitavano.

Altra cosa emozionante è vederli aprire, sentirli raccontare di sé e poter avere accesso all’immenso patrimonio di conoscenze, esperienze e storie che si portano dentro e che, durante le passeggiate, riesce a emergere. Loro spesso non se ne rendono neanche conto perché non ritengono interessante il loro vissuto. Non hanno la percezione di quanto questo, invece, sia importante e ricco di spunti e stimoli.

È previsto che si aggiungano altre città?

Si, ci sono città come Padova che si stanno avvicinando alla rete, e altre come Varese e Sesto San Giovanni che hanno attivato/attiveranno esperienze simili anche se più puntuali. C’è un grande interesse per replicare esperienze come queste in varie città, ma a conti fatti è richiesto espressamente un impegno forte e duraturo, oltre a un legame solido con il territorio, che in diversi casi alcune piccole realtà non riescono a garantire.

Un messaggio per chi ci legge: perché vale la pena partecipare a una passeggiata con Migrantour?

Per poter scoprire altri mondi a chilometro zero, proprio sotto casa. Il tutto a basso costo ma ad alto impatto emotivo!